Cani di razza: una poesia di Trilussa

Cani di razza: una poesia di Trilussa

È una delle domande che capita più spesso di sentire: “Che bel cane! Di che razza è?”, come se il pedigree facesse la differenza tra un cane buono e uno cattivo (e lo dico da persona che vive con tre cani, di cui due blasonate e una splendida meticcia). La razza, alla fine, è l'ultimo degli elementi che si prendono in considerazione, quando si vuole bene a un cane.

Lo sottolineava già il poeta Trilussa (nome d'arte di Carlo Alberto Salustri, 1871-1950) che in una sua poesia in dialetto romanesco mette in risalto l'affetto che lega un uomo al suo cane, al di là del fatto che sia di razza o meno.

Che cane buffo! E dove l'hai trovato?
Er vecchio me rispose: “È brutto assai
ma nun me lassa mai, s'è affezzionato”.
L'unica compagnia che m'è rimasta
fra tanti amichi è 'sto lupetto nero:
nun è de razza è vero, ma m'è fedele e basta.
Io nun faccio questione de colore:
l'azzioni bone e belle vengheno su dar core,
sotto qualunque pelle.

Foto | Flickr

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