Gattari da legare: Le automobili, nemiche dei gattari

Gattari da legare: Le automobili, nemiche dei gattari

Le serate e le notti si fanno più miti e, purtroppo, anche i gatti se ne accorgono. Se il proprio gatto può uscire liberamente, inizia adesso la stagione più odiata dai gattari. Innanzitutto, la gente comincia a passare fuori il fine settimana con più frequenza: più di una volta, ho chiamato tutto il vicinato rompendo […]

Le serate e le notti si fanno più miti e, purtroppo, anche i gatti se ne accorgono. Se il proprio gatto può uscire liberamente, inizia adesso la stagione più odiata dai gattari. Innanzitutto, la gente comincia a passare fuori il fine settimana con più frequenza: più di una volta, ho chiamato tutto il vicinato rompendo le scatole perchè qualche gatto della colonia era rimasto chiuso in un garage. Incuriosito dai vari movimenti di carico-scarico bagagli, o semplicemente rispondendo all’insopprimibile istinto di ficcare il nasino dove non gli compete, qualche gatto resta intrappolato nel box che, al 99%, è di qualche vicino idiota che odia i gatti. Il prigioniero, per pareggiare i conti, gli lascerà ovunque ricordi sgradevoli.

Ma il vero problema del bel tempo, per i mici, sono gli automobilisti. Diciamocelo pure cinicamente: un brutto episodio può capitare a chiunque guidi, ma con un minimo di attenzione si può evitare. Un gattaro riconosce una strada “da gatti” come un cammello “annusa” lacqua nel deserto: una stradina, anche in città, costeggiata da bassi muretti di recinzione dei condomini, un’aiuola incolta a bordo strada, dei bidoni dell’immondizia… La regola dovrebbe essere quella di andare sempre a velocità contenute: i riflessi possono essere veloci quanto volete, ma lo spazio della frenata non dipende da voi. Se poi è notte, non si può contare nemmeno sui riflessi prontissimi dei gatti, perchè i fari li immobilizzerebbero il tempo necessario per investirli.

Se poi un incidente dovesse capitarvi lo stesso, nonostante tutte le precauzioni prese, fermatevi e cercate soccorso per l’animale. Se investiste una persona non pensereste, guardando nello specchietto retrovisore: Vabbè, ormai è fatta, pazienza! Morirà presto. Il guaio è proprio questo: investite un uomo e tutti vi cercheranno, le forze dell’ordine ascolteranno testimoni e faranno rilievi. Investite un animale e… chi si è visto si è visto. Ricordate che un gatto investito può anche tornare a casa sulle proprie zampe: anche se non manifesta dolore quando lo toccate ma si muove poco, non ha appetito e vi sembra “addormentato”, dovete correre dal veterinario per assicurarvi che non ci sia un’emorragia interna.

Un’altra assurda abitudine è credere che, con alcuni tipi di menomazione derivanti da un incidente, l’animale non vorrebbe più vivere: prima di giudicare se un animale è o non è in grado di condurre un’esistenza dignitosa, portatelo dal veterinario. Se rimanessi zoppa o senza una gamba, probabilmente, i miei non mi farebbero abbattere. Gli animali hanno una coscienza di loro stessi differente dalla nostra e, se vittime di incidenti, non avranno quel tragico riscontro sociale che molte persone diversamente abili hanno quotidianamente. Per fortuna, poi, un gatto senza una zampa non dovrà cercare inutilmente una rampa per poter prendere un autobus o entrare in un negozio. In questo post non sto ovviamente parlando di incidenti che causino sofferenze fisiche e psicologiche permanenti: a quel punto, un padrone deve ricordarsi di essersi assunto una responsabilità, per quanto tremenda.

Esiste poi la categoria di chi i gatti li investe per passatempo: queste persone dovrebbero morire di una morte atroce dopo aver trascorso un po’ di tempo in galera. Qualche giorno fa, lessi la notizia di un criminale che se ne va a spasso per Paderno di Ponzano con una balestra, usando i gatti come bersaglio. L’Enpa ha messo una taglia di 500 euro, ma a me piacerebbe tanto consegnare quest’impotente alla polizia gratis. Non credo ci siano molte persone proprietarie di una balestra, e confido che lo troveranno.

Foto | Flickr

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