Gatto arrabbiato, bambino che piange

gatto con pupazzo angry birds

Altro che angry birds: il mio gatto ieri era una vera e propria belva inferocita, non che avesse tutti i torti, però. Procediamo con ordine: dopo aver deciso di partire alla volta della Puglia, per andare a trovare il parentame, abbiamo chiesto ad un'amica gattara di tenerci la belva. Si conoscono da anni le due e sappiamo che la micia è tranquillissima a casa sua.

Il problema è che non possiamo spiegare al gatto di casa: ehi, tranquilla, ti portiamo da Nadia. Per lei la gabbietta è uno strumento di tortura e così non appena l'ha vista si è rifugiata sotto la libreria. Le abbiamo provate tutte: cibo, giochi, ma niente. Quando mio marito ha cercato di prenderla si è ritrovato sfregiato per benino.

Allora ho adottato la tecnica asciugamano. L'ho attirata fuori con l'inganno e avvolta in un morbido asciugamano di spugna: l'intento era bloccarle le zampe e farla scivolare nella gabbietta. La micia però non si arrende facilmente e così ha tirato fuori le zampe posteriori e le ha piantate lateralmente, una di qua una di là. Avete presente vero?

Poi ha cercato di mordermi con una certa ferocia vendicativa. Allora le ho detto un secco No! E poi: ferma! Lei però ruggiva. Dopo aver sudato sette camicie, era finalmente dentro. Ovviamente tranquillissima.

Meno tranquilla mia figlia: piangeva come una fontana e mi guardava come se fossi un mostro. Non riuscivo a calmarla e poi ho capito: aveva interpretato i miagolii di rabbia della gatta, che lei non aveva mai sentito, come miagolii di dolore. Allora ho dovuto prenderla e girare per casa simulando i vari tipi di miao, quelli che lei già conosce (qualche pestata di coda ogni tanto capita).

Solo dopo venti minuti buoni di spiegazioni ed esercizio vocale ha capito che anche gli animali esprimono sentimenti e punti di vista e dolore con suoni diversi. Però, ragazzi, la prossima volta al gatto do le chiavi della macchina e che vada da sola da Nadia.

Foto | Flickr

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