Gli artigli del gatto: croce senza delizia

Gli artigli del gatto: croce senza delizia

Il padrone di un gatto si riconosce dalle mani: una sottile ragnatela le percorre, fatta di “fili” rossi più o meno gonfi. Più estesa è la ragnatela, più il padrone ama giocare col micio. Ci sono gatti che, nel gioco con gli umani, lasciano da parte gli artigli. Io non ne conosco, però. I felini […]

Il padrone di un gatto si riconosce dalle mani: una sottile ragnatela le percorre, fatta di “fili” rossi più o meno gonfi. Più estesa è la ragnatela, più il padrone ama giocare col micio. Ci sono gatti che, nel gioco con gli umani, lasciano da parte gli artigli. Io non ne conosco, però.

I felini graffiano tutto ciò che capita sul loro cammino per due motivi: il primo è la “manutenzione” delle unghie. Al contrario del cane, il gatto ha artigli retrattili, che non sono sottoposti a normale usura: l’atto del farsi le unghie su tappeti e tende, insieme con un’attenta manicure fatta con i denti, sono i modi per espletare questo aspetto della toletta. Il secondo motivo riguarda la delimitazione del territorio: tra i cuscinetti delle loro zampe, infatti, ci sono delle ghiandole che secernono un odore che è come un’impronta digitale. Quando un gatto estraneo si troverà a passare, saprà chi è il padrone!

Il micio di casa tende a graffiare soprattutto ciò che è verticale, che è in una posizione strategica della casa ed è fatto di fibre (sia legno che tessuto). Potremmo avere qualche possibilità di successo se gli insegniamo sin da cucciolo che alcune cose sono off limits: nel vederlo avvicinare con aria sospetta a una poltrona, dovremmo posizionargli vicino un tiragraffi e mostrarglielo. A quel punto, dovremmo strofinare le sue zampette sul nuovo “giocattolo”. I tiragraffi possono essere acquistati in qualunque supermercato o negozio specializzato, ma possiamo anche crearne di “casalinghi”: dal semplice cartone a un pezzo di corda arrotolato attorno a un’asse, dal vecchio tappeto a un vero ramo d’albero, basta usare un po’ di fantasia. Esistono in commercio anche dei repellenti, ma il gatto è in grado di trovare l’unico centimetro quadrato dove avete dimenticato di spruzzare lo spray.

Alcuni proprietari pensano di risolvere il problema facendo asportare chirurgicamente gli artigli: non so se giudicare peggio i proprietari dei gatti o i loro veterinari (delle operazioni chirurgiche crudeli e insensate si era già occupato Luca in un post). L’operazione è dolorosissima, il gatto non è più in grado di grattarsi, di arrampicarsi. Un gattino menomato e umiliato nella propria “felinità”. Un altro aspetto da considerare per noi umani, parlando di artigli, è la “malattia da graffio di gatto”: solitamente, dopo un graffio, si manifestano rossore e un leggero prurito, e basta disinfettare o trattare il graffio con pomata a base di gentamicina. In caso di febbre o ingrossamento dei linfonodi (eventualità molto rara), bisogna rivolgersi a un medico.

A casa mia i gatti prima si fanno le unghie sul tiragraffi e poi passano ai divani. Inoltre, quando li spazzolo, mi conficcano gli artigli nella carne appena faccio il gesto di smettere; mi graffiano anche quando giochiamo. Una gatta che aveva il permesso di dormire sul mio letto (e dormiva sul cuscino), mi teneva bloccata con un unico artiglio appena esposto sulla mia guancia. Perché lo sopporto? Perché, come recitava un vecchio film di Dino Risi, “Straziami, ma di baci saziami”!

Foto | Flickr

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