Giovanni Pascoli, il cane e un gatto nero

Giovanni Pascoli, il cane e un gatto neroCent'anni fa, a Bologna, moriva Giovanni Pascoli. A scuola abbiamo imparato ad amarlo (o a odiarlo, dipende) con le sue poesie che parlano, anche, di cavalli, di rondini, di galline e di vari aspetti della natura. Noi di Petsblog vogliamo ricordare Pascoli, definito il primo grande poeta italiano contemporaneo, con due sue poesia. La prima è dedicata al cane e ci presenta un cagnolotto e che rincorre un carro: oggi i carri non ci sono quasi più, ma i cani non hanno perso l'abitudine di rincorrere, precorrere, uggiolare e abbaiare dietro le macchine.

Noi mentre il mondo va per la sua strada,
noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l’affanno,
e perché vada, e perché lento vada.
Tal, quando passa il grave carro avanti
del casolare, che il rozzon normanno

stampa il suolo con zoccoli sonanti,
sbuca il can dalla fratta, come il vento;
lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
Il carro è dilungato lento lento.
Il cane torna sternutando all’aia.

L'altra poesia ha per titolo Un gatto nero e in essa il Pascoli ci fa vedere gli occhi di un gatto come un dono prezioso.

Tu cerchi un Vero. Il tuo pensier somiglia
un mare immenso: nell’immenso mare,
una conchiglia; dentro la conchiglia,

una perla: la vuoi. Vecchio, un gran bosco
nevato, ai primi languidi scirocchi,
per la tua faccia. Un gatto nero, un fosco
viso di sfinge, t’apre i suoi verdi occhi...

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