Giovanni Pascoli e la scomparsa del suo cane

Qualche giorno fa vi avevamo parlato di due brevi scritti di Giovanni Pascoli, riguardanti un gatto ed un cane. A 100 anni dalla sua morte emergono nuovi dettagli della sua vita privata, quella che non sempre traspariva dalle sue opere. Si scopre, ad esempio, che Pascoli aveva un cane, si chiamava dottor Gulì. Il poeta era così affezionato a quel cane da subire un durissimo contraccolpo alle sue già precarie condizioni di salute, quando anche il fedele amico salì "sull'arcobaleno".

Tanto colpito da lasciare al suo medico condotto questa breve, ma toccante, testimonianza:

“Io non credevo d’averne a provare così grande dolore! Un cane… Già: un cane che ama non vale infinitamente più di quasi tutti i nostri fratelli uomini che non amano o che odiano o che né amano né odiano? Per me, questa stretta cerchia dell’umanità e del nostro pianeta terracqueo mi comincia a soffocare. Al largo! Al largo! Ora Gulí dorme nel più bel posto del nostro boschetto, tra odorosi bussoli, sotto lauri regii e allori, cullato dal canto mite e gentile degli sgriggioli e rotondo e pieno delle capinere. È in casa sua. Non andrà più ramingo pel mondo come fu sempre il suo destino, che gli aveva messo nel cuore il continuo atroce dubbio di essere lasciato e abbandonato da noi: donde i suoi bruschi risvegli con visite ansiose a tutti e due… Povero Gulí!”

Via| Lo Schermo

  • shares
  • Mail