La sindrome cerebellare nel gatto: cosa è e come comportarsi

Che cos’è la sindrome cerebellare nel gatto? Anche nota come ipoplasia cerebellare, andiamo a scoprire cause, sintomi e terapia di questa patologia.

Gattino pinguino

Il cervelletto è una struttura dell’encefalo localizzata caudalmente ai due emisferi cerebrali. Questo in linea generale, solo per localizzare la sede della lesione senza andare troppo nello specifico. Scopo del cervelletto è quello di monitorare e coordinare i movimenti, in modo da garantire la precisione nella loro esecuzione. In pratica la corteccia motoria dice al corpo come muoversi, ma nel frattempo il cervelletto mette a confronto questi ordini con ciò che arti e corpo stanno facendo in quel momento. In questo modo il cervelletto informa la corteccia degli errori commessi in modo che possa correggerli.

Quando manca questo controllo, ecco che per esempio un arto viene mosso più del necessario, si parla di ipermetria. Tipico è il movimento del gattino che soffre di ipoplasia cerebellare che avvicina tentennante il capo alla ciotola, una sorta di tremore intenzionale.

Cause

Sono diverse le cause che provocano la sindrome cerebellare in un gatto. Normalmente la patologia la si vede maggiormente nei gattini piccoli. Ecco le principali cause di ipoplasia cerebellare nel gatto:


  • Panleucopenia felina (esiste una forma congenita dei gattini appena nati e una forme neonatale che si sviluppa entro i primi 2-3 mesi di vita; non tutti i gattini della stessa nidiata sono colpiti e spesso sono assenti sintomi riferibili ad altri organi)
  • degenerazione spongiforme dei gatti egiziani (forma rara, compare intorno ai due mesi di vita)
  • malattie da accumulo lisosomiale (sfingomielinosi e mannosi dosi; la prima tipica dei siamesi di 3-4 mesi di vita, dopo la comparsa dei sintomi cerebellari arrivano i deficit visivi e motori che portano alla paralisi e alla morte, mentre la seconda colpisce i siamesi di 2-3 mesi e gli europei di 6-7 mesi con gravi alterazioni scheletriche)
  • aplasia o agenesia cerebellare (cioè la mancata formazione o la formazione non corretta durante la vita fetale)
  • tumori (questo ovviamente nei gatti anziani)
  • carenza di tiamina
  • FIP
  • Criptococcosi
  • Toxoplasmosi
  • Traumi (forma acuta)

Sintomi

I sintomi di un gatto con sindrome cerebellare sono:


  • ipermetria, cioè il movimento esagerato di un arto
  • la base di appoggio si allarga
  • andatura plantigrada
  • incoordinazione motoria
  • atassia
  • difficoltà di stazione e di movimento
  • si ha atassia del tronco
  • presenza di tremori intenzionali
  • deficit della risposta alla minaccia (non sempre presente)
  • nistagmo (non sempre presente)

A seconda della causa, poi, saranno presenti anche altri sintomi riferiti a quella particolare patologia.

Terapia

Fondamentalmente in caso di sindrome cerebellare non c’è una terapia risolutiva. Se la causa è una carenza di tiamina, verosimilmente correggendo la carenza si potrà notare una regressione dei sintomi. Se la causa è la Toxoplasmosi, trattandola si potrà vedere un miglioramento dei sintomi. Ma in caso di agenesia, cioè di mancata formazione del cervelletto o di ipoplasia da panleucopenia, allora il danno sarà cronico ed impossibile da guarire. Si potranno fare delle cure di supporto, ma quel gattino in caso di sopravvivenza mostrerà sempre quel tipo di tremori e di movimenti. Sarà dunque un gatto da tenere in casa, in quanto all’esterno non sarebbe in grado di sopravvivere.

Vale la pena di sottolineare come un gattino affetto da sindrome cerebellare possa svolgere una vita tranquilla e serena: piano piano imparerà a muoversi e a sopperire ai suoi tremori, per cui un gattino affetto da questa patologia è compatibile assolutamente con la vita, a meno che non sia affetto da tremori talmente forti da impedirgli qualsiasi movimento o azione.

La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria.

Foto | Flickr

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