Per i poeti l'alba è come un gatto che si lava con la zampa

Ci avete mai pensato? L'alba che arriva è un po' come i gatti che si lavano con la zampa. Perché? Ce lo spiega il poeta Esenin.

Per i poeti l'alba è come un gatto che si lava con la zampa

Del poeta russo Sergej Aleksandrovi? Esenin (1895-1925) abbiamo già apprezzato la triste poesia La ballata della cagna in cui si parla della barbara usanza di togliere i cagnolini alla madre e gettarli via.

Nella poesia Non vagheremo più... il poeta parla della persona amata che non c'è più e del fatto che ogni cosa la ricordi. In un quadro decisamente bucolico, tra natura e colori, istituisce uno splendido paragone tra i gatti e l'inizio delle giornate: secondo Esenin, infatti, l'alba che arrivva e si affaccia sui tetti, somiglia a un gatto che si lava il muso con la zampetta. Un vedo / non vedo che rende molto tenero il momento (sia quello dell'alba che del micio che fa le pulizie).

Non vagheremo più...

Non vagheremo più, non schiacceremo più tra gli arbusti
le bietole rosse, non cercheremo più le tracce...
Col fascio dei tuoi campelli d'avena
per sempre sei svanita dai miei sogni.

Tenera, bella, e col vermiglio
colore delle bacche sulla pelle,
eri simile a un crepuscolo rosa.
E come neve, candida e abbagliante.

Sono appassiti i chicchi dei tuoi occhi,
il tuo nome s'è dissolto come una musica,
ma è rimasto tra le pieghe gualcite dello scialle
l'aroma di miele delle mani innocenti.

Nell'ora silenziosa, quando l'alba sul tetto
come un gatto con la zampa si lava la bocca,
odo dolcemente parlare di te
le canne acquatiche che conversano col vento.

Ah mi sussurri pure la sera blu
che tu eri una canzone e un sogno.
Ch iinventò la tua flebile figura
ha toccato con le mani un luminoso mistero.

Non vagheremo più, non schiacceremo più tra li arbusti
le bietole rosse, non cercheremo più le tracce...
Col fascio dei tuoi campelli d'avena
per sempre sei svanita dai miei sogni.

Foto | Flickr

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