Ora io sono un ospite celeste: una poesia sugli animali di Marina Cvetaeva

La poetessa russa Marina Cvetaeva (1892-1941) vede nel cane l'amico sempre presente nei momenti di sconforto.

Cane bianco in spiaggia

Non fa mai giorno, a volte. Ci si gira e rigira nel letto, forse per il caldo, forse per i mille pensieri che non vogliono lasciarci. La presenza di un'amica o un amico, in casi come questi, può essere utile, non fosse altro per condividere le angosce.

La poetessa russa Marina Cvetaeva (1892-1941) individua questo amico in un cane bianco che si fa vicino e si lascia accarezzare (splendida l'immagine che usa la poetessa: “Le mani affogate nel pelo del cane”), permettendo, così, che il tempo passi prima e una nuova giornata possa iniziare. Una pet therapy che affonda le radici nell'amicizia tra essere umano e cane.

La poesia Ora io sono un ospite celeste di Marina Cvetaeva è datata 20 luglio 1916.

Ora io sono un ospite celeste
nel tuo paese.
Ho visto l'insonnia del bosco
e dei campi il sonno.

Da qualche parte nella notte
gli zoccoli
strappano l'erba.
Pesante è il sospiro di una mucca
nella stalla assonnata.

Io ti dirò con tutta
la tenerezza e la malinconia
dell'oca guardiana
e delle oche che dormono.

Le mani affogate nel pelo del cane,
il cane canuto,
Poi, verso le sei,
l'alba è arrivata.

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