Come curare un gatto randagio

Che ne dite se oggi andiamo a parlare di cura dei gatti randagi? Come si fa a curare e di cosa ha bisogno un gatto randagio?

E’ un problema piuttosto frequente nella pratica veterinaria: gatti randagi, a cui viene dato da mangiare regolarmente da qualche anima pia, ma cosa fare quando queste bestioline alquanto selvatiche si ammalano? Come curarli? E chi deve pagare le spese?

Non è certo una situazione facile: già con i gatti domestici a volte certe manualità è quasi impossibile farle per una certa dose di aggressività del micio, con dei gatti selvatici non abituati ad essere manipolati (per intenderci sono quei classici gatti che si avvicinano solamente per mangiare, ma che non si fanno fare neanche una carezza) bisogna rendersi conto dell’oggettiva difficoltà nel curarli. Non sempre con i gatti selvatici si riesce a fare tutto quello che si riesce con dei gatti casalinghi. Intendiamoci: sia dal punto di vista del veterinario che del proprietario sai perfettamente quale sarebbe l’iter diagnostico corretto e la terapia da somministrare, ma non si può addormentare o sedare un gatto ogni volta che devi toccarlo e come proprietario non puoi rimetterci un dito ogni volta che devi dargli una compressa o fargli un’iniezione. Bisogna accettare la realtà dei fatti: a volte con i gatti selvatici hai un po’ le mani legate.

Come curare un gatto randagio


Gatto nero randagio

Di cosa ha bisogno un gatto randagio? Beh, in realtà delle stesse cose di cui ha bisogno un gatto di casa. Prima di tutto deve essere in salute: se notate qualche sintomo sospetto (perdite di pelo, rinotracheite, zona anale imbrattata di diarrea…) riferitelo al vostro veterinario. Se il gatto randagio è avvicinabile e se secondo voi soffre di qualche malattia particolare, allora si tratterà di metterlo nel trasportino e portarlo a far vedere dal veterinario. Qui, gatto permettendo, si cercherà di fare una diagnosi e di prescrivere la terapia più adatta. I guai nascono con i gatti selvatici che di trasportino non ne vogliono sentire parlare e che possono essere acchiappati solamente con santa pazienza, appostamenti e gabbia trappola (di solito ce le hanno i Servizi Veterinari delle Asl, ma se non siete gattare conosciute allora difficilmente ve le presteranno, visto che non costano proprio pochissimo).

Immaginiamo però di essere riusciti ad acchiappare la suddetta belva con la gabbia trappola, come fare a visitarla? Se è veramente un gatto aggressivo è impossibile, a meno di sedarlo. Starà al veterinario giudicare quale sia il male minore, considerando anche che se avete portato un gatto del genere a visita è perché non sta tanto bene e quindi bisogna valutare attentamente se sia in grado o meno di tollerare una sedazione. A questo punto si procederà a stabilire una terapia. Nella maggior parte dei casi si tenderà a prescrivere farmaci sotto forma di compresse appetibili, da mescolare con la pappa, anche perché onestamente non c’è altro modo di curare un gatto randagio aggressivo: fare iniezioni è impensabile, anche avendo una gabbia trappola di quelle più piccole, dovreste riuscire a mettercelo dentro.

Se si riesce, sarebbe il caso di vaccinare il gatto, sempre che si faccia acchiappare e di sicuro viene consigliata la sterilizzazione. Importante anche l’alimentazione di un gatto randagio: scegliete crocchette di buona qualità, in modo da minimizzare al massimo i rischi di sviluppare malattie legate ad una cattiva alimentazione. Cercate di conquistare la fiducia del gatto con bocconcini di cibo, in modo da arrivare almeno a riuscire ad accarezzarlo, cosa molto utile da fare se si vuole mettere un antipulci spot on al micio. Stando fuori è più a rischio di contrarre malattie e vista la difficoltà intrinseca di curare un gatto randagio, più si previene e meglio è. In alternativa per le pulci ci sono delle compresse da aggiungere nel cibo, ma per esperienze personale non ho notato tutta questa efficacia.

Offritegli un riparo, una cuccia calda e accogliente dove potersi riparare quando fa freddo o quando piove: non è detto che la userà, ma almeno saprà di avere un posto dove rifugiarsi. E mantenete cucce e ciotole linde e pulite, in modo da evitare cattivi odori, lamentele dei vicini di casa e assedio da parte di ratti e topi.

A chi toccano le spese

Nota dolente: a chi tocca pagare eventuali cure di questi gatti randagi? Allora, tecnicamente se avete una colonia di gatti randagi dovete registrarla all’Asl come colonia felina. A questo punto il Comune dovrebbe farsi carico almeno della sterilizzazione, demandando l’atto pratico o alle Asl o a strutture convenzionate, ma attenzione: a causa della crisi economica, molti Comuni non hanno letteralmente i soldi da destinare alle sterilizzazioni dei gatti randagi, quindi di fatto questo onere spetta a chi decide di occuparsi della colonia.

Idem dicasi per quanto riguarda le cure: in teoria delle spese delle cure dovrebbe occuparsi il Comune, però in pratica ogni Comune fa come vuole. C’è quello che rimborsa i veterinari liberi professionisti delle spese subite, quello che non ha soldi per i randagi, quello che è convenzionato con determinate strutture (significa che paga le spese solo se andate in quelle strutture, se andate dal vostro veterinario non convenzionato non rimborserà nulla e sarà tutto a vostro carico). Però varia tantissimo a seconda del Comune, non c’è un sistema univoco.

Quello che posso dirvi è che il vostro veterinario privato non può farsi carico delle spese relative ad ogni gatto randagio che gli viene portato. Lo so che molti proprietari si lamentano di aver trovato un gatto randagio, di averlo portato ferito dal proprio veterinario e che questo gli ha fatto pagare visite, farmaci o interventi, protestando che chi ama gli animali dovrebbe fare tutto gratis. In un mondo utopistico potrebbe essere anche così, ma vi ricordo che il vostro veterinario non ha sovvenzioni o rimborsi di nessun tipo e che se chiama il fornitore, l’Enel per dirgli che quei farmaci e quell’attrezzatura gli servono per un gatto randagio e di non farlo pagare, secondo voi i fornitori cosa fanno?

Obiettivamente un veterinario libero professionista non può farsi carico delle spese di gestione dei randagi, non mangerebbe più a fine mese e chiuderebbe baracca e burattini nel giro di pochi mesi. Notate bene, ho detto mangiare, non andare in giro con la Ferrari. E’ vero che di solito i veterinari cercano di venire incontro, magari vi fanno uno sconto, però non potete pretendere che loro vi paghino le spese veterinarie. Purtroppo in questi casi c’è un vuoto organizzativo: il Comune dovrebbe occuparsi dei randagi, ma non ha i soldi e non c’è nessuno che possa sopperire questa mancanza. Oltre al fatto che molti proprietari se ne approfittano: quando gatti di casa sono stati fatti passare per randagi e fatti sterilizzare gratuitamente dal Comune? Tutto questo va a scapito dei poveri randagi, che si vedono togliere i fondi a loro destinati da alcuni proprietari furbetti.

La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria.

Foto | Martinroell

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