La ricerca senza animali? La tecnologia c'è, la legge no

Un professore universitario svela un particolare molto importante riguardo le ricerche con metodi alternativi, leggete qui!

Un'importante affermazione è arrivata da Thomas Hartung, professore alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora e, fra il 2002 e il 2008, direttore del Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi (Ecvam) della Commissione Europea. Hartung ha detto:

Le aziende farmaceutiche (perlomeno quelle che sostengono in proprio i costi della ricerca) hanno tutto l’interesse ad abbandonare la sperimentazione animale. Se non proprio per una questione di etica, quanto meno per un discorso di business. Perché sperimentare sugli animali comporta costi e tempi lunghi che male si combinano con il mercato perché i farmaci salvano la vita, ma sono pur sempre prodotti commerciali e con il mercato si devono necessariamente confrontare e con la rapidità di cambiamento che esso oggi richiede.

Quindi, stando a queste parole, c'è un fattore decisamente importante che fa decidere le aziende farmaceutiche sul metodo di ricerca da usare: il denaro pubblico che viene loro assegnato dai governi.

la sperimentazione animale non dà risposte abbastanza rilevanti per l’applicazione sull’uomo. Nel mio campo, la tossicologia, gli esperimenti su topi e ratti danno ad esempio una capacità predittiva su se stessi del 60%; sull’uomo, per gli effetti delle droghe, del 43%. Troppo poco per compiere valutazioni efficaci. Ma questo non è il solo aspetto. Ce ne sono altri due a cui le aziende farmaceutiche sono particolarmente sensibili: costi e tempi

Una ragione decisamente venale e terribile, se pensiamo all'altro piatto della bilancia: la vita di milioni di esseri viventi innocenti, ma Hartung ha altro da dire:

«I test che oggi si compiono sono troppo costosi. Testare il cancro sugli animali costa più di un milione di euro, una cifra enorme, che non ci possiamo permettere. E poi la durata: ogni ciclo di studio degli effetti dei tumori sui topi dura circa quattro anni, ma il cambiamento dei metodi di cura è molto più veloce e richiederebbe una maggiore reattività. Soprattutto considerando la quantità di sostanze che devono essere testate e le loro innumerevoli combinazioni: basti pensare che spesso le terapie sono basate su cocktail di farmaci. Bisogna pensare a costi più bassi e tempi più stretti, soprattutto per quei prodotti di cui già conosciamo molto. I metodi alternativi, e sostanzialmente il ricorso a modelli virtuali possibili grazie alle nuove tecnologie o lo studio su cellule staminali umane che danno ottimi risultati nello studio di biologia e tossicologia, rispondono a questi criteri».

Il discorso, in conclusione, è che alcuni Governi impongono la sperimentazione animale sui prodotti destinati all'uomo e le aziende farmaceutiche si sono indirizzate su quella strada (anche in considerazione delle alte sovvenzioni pubbliche). Le leggi sono le stesse di mezzo secolo fa e, adesso, le malattie e le tecnologie sono cambiate e sono migliorare.

Più del 50% delle medicine sono anticorpi per l’uomo e non funzionano sugli animali. E viceversa ci sono sostanze che hanno effetti dannosi e non funzionano sugli animali ma sono efficaci per l’uomo. Se ci si basasse solo sui test per animali non potremmo usarle. L’esempio è quello della comune aspirina: provoca malformazioni sugli embrioni in moltissimi animali ma sull’essere umano no

Via| Corriere.it

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