La gatta nera di Francesco Guccini da Fabio Fazio a Che fuori tempo che fa

Francesco Guccini, collegato da casa sua con la trasmissione “Che fuori tempo che fa” si fa rubare la scena dalla sua bellissima gatta nera

Durante la trasmissione di Rai 3 Che fuori tempo che fa del 1 novembre 2014, c'è stato un simpatico siparietto tra Fabio Fazio e Francesco Guccini ma, in barba a loro due, la protagonista assoluta è stata la bellissima gatta nera di Guccini, che si chiama Paurina (come spiegò lo stesso Guccini: “Da paura, perché sta sempre in casa, deve aver subito un trauma e continua a chiedermi coccole” ed è stata adottata dalla famiglia del cantautore).

Come riportano i colleghi di TvBlog, Il collegamento era iniziato proprio con Fazio che chiedeva a Guccini come stesse la sua gatta e questi aveva risposto dicendo che la micia stava male: “Sta male, è di là sofferente”. Poi durante l'intervista, che vedeva Guccini seduto al tavolo della cucina di casa sua a Pavana, nel pistoiese, la gatta nera compare e Fazio subito ne sottolinea la presenza. La gatta nera di Francesco Guccini si aggira sul tavolo e, all'occhio attento di Guccini che con lei vive, sembra essere “sconvolta”.

La gatta nera di Francesco Guccini da Fabio Fazio per Che fuori tempo che fa

Per Fabio Fazio è invece un'ottima occasione per aumentare l'audience. Afferma il conduttore:

Puoi tenerla, fa molto ascolto la gatta. Gli animali in televisione funzionano

E il pensiero non può non andare a un altro animale portato in trasmissione, in quella stessa trasmissione, per fare audience: il maialino nero, terrorizzato, che Luciana Littizzetto usò come metafora del sistema elettorale italiano – il porcellum – e che per molti è stato un vero e proprio maltrattamento, tanto che la comica è stata denunciata e ora si sta indagando se effettivamente esistano gli estremi per tale reato.

Tornando alla cucina di Francesco Guccini, da notare sulla mensola del caminetto una riproduzione (sembra una mattonella) con un altro gatto nero, molto famoso: Le chat noir di Théophile-Alexandre Steinlen per l'omonimo locale parigino.

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