Petsblog EMERGENZE ANIMALI Microplastiche: i pesci le mangiano dagli anni 50

Microplastiche: i pesci le mangiano dagli anni 50

Microplastiche: i pesci le mangiano dagli anni 50

Le microplastiche rappresentano uno dei grandi problemi ambientali del nostro secolo. Ma vi siete mai chiesti quando hanno iniziato a diffondersi? Da quanti anni i pesci sono esposti alle sostanze nocive che scarichiamo nelle acque? A rispondere a questa domanda ci pensano i ricercatori della Loyola University di Chicago, autori di un progetto che ha come obiettivo quello di studiare il passato per capire il presente e prevedere cosa potrebbe accadere in futuro.

Per il loro studio, gli autori hanno analizzato diverse specie di pesci, ovvero i Micropterus salmoides, Notropis stramineus, Ictalurus punctatus e Neogobius melanostomus.

Gli animali esaminati risalgono al secolo scorso, e sono custoditi presso il Field Museum di storia naturale di Chicago.

Analizzando i tratti digerenti dei pesci, gli autori hanno scoperto che fino alla metà del 1900 non vi era alcuna presenza di microplastiche (ovvero delle piccole particelle di plastica) nell’organismo di questi animali. Le cose sono cambiate in maniera repentina a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quando la presenza di residui di plastica ha cominciato ad aumentare in maniera sempre più allarmante ed evidente.

Microplastiche: da quanto tempo le mangiano i pesci?

Un simile aumento – come potrete immaginare – va di pari passo con il dilagante utilizzo della plastica in tutto il mondo. Proprio a partire dagli anni ’50 e ’60 infatti questo materiale è diventato sempre più presente nelle nostre vite, nell’arredamento, nell’imballaggio e persino nell’abbigliamento:

Abbiamo osservato che la quantità di microplastiche nell’intestino di questi pesci è sostanzialmente aumentata insieme ai livelli di produzione delle plastiche,

spiegano gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Ecological Applications.

Riuscire a comprendere in che modo e in che misura le microplastiche hanno invaso la vita degli animali, e quali effetti si sono registrati a causa di questa forma di inquinamento, può aiutare a comprendere e a prevedere in che modo si evolverà la situazione in futuro, e può fornire delle indicazioni per arginare il fenomeno una volta per tutte.

via | Repubblica
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