
Non per una sorta di sterile campanilismo, ma per ricordare che cani di razza esistono anche da noi in Italia (e non solo all’estero, come spesso siamo portati a credere), oggi, festa della Repubblica, mandiamo un pensiero felice a tutti i cani italiani. Questo è un elenco delle razze italiane dei cani, redatto dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI). Accanto al nome, figura la “specializzazione” del cagnolone.
Se vivete con uno (o più) di questi cani e volete farceli conoscere, potete inviare la foto per la rubrica ClickPet (indicando nome, età, miglior pregio e peggior difetto). E buona festa della Repubblica! Bau!
Foto | Flickr
Tra tutti i cani attori famosi ne abbiamo tralasciato uno. Un cane che dove “recita” non è certo un protagonista ma è comunque è un punto fermo del programma. E’ un levriero ed il suo nome è Piccolo aiutante di Babbo Natale. Lui è il cane di casa Simpson e ha tutto quanto si possa chiedere ad un cane sfortunato. E’ stato tirato in mezzo ad un giro di scommesse (correva in un cinodromo) ed è stato abbandonato dal suo padrone perché gli ha fatto perdere dei soldi ed diventato papà di ben 25 cuccioli che gli sono stati rubati dal Sig. Burns.
Non ha solo delle sfortune, però. Ha avuto anzitutto la fortuna di essere stato adottato dalla famiglia Simpson e di essere sopravvissuto a ben quattro gatti, tutti chiamati Palla di Neve. Non si sa come ma Piccolo aiutante è un po’ ottuso, mastica tutto quanto gli capita a tiro e non si lascia scappare le avventure sentimentali avendo avuto due compagne. C’è anche da dire che, nonostante tutto, ha un grande amico su cui contare, il suo padroncino Bart che, contrariamente al suo aspetto pestifero, con il suo cagnolino cambia totalmente riconoscendo in lui un vero amico. Voi avete in mente altri cani “famosi” ?

Una compagnia inglese ha intervistato tremila proprietari di cani chiedendo loro informazioni sui danni provocati dagli amici pelosi in casa. Ne è scaturita una classifica semiseria dei cani più combina guai.
Altre curiosità sui cani combina guai le trovate in questo post.
Via | Quattro zampe in tribunale
Foto | Llima – Sew Ripped – *Ann Gordon

Se vi piacciono le statue e se vi piacciono i cani, questo è il post che fa per voi. Ho scoperto che le statue raffiguranti cani sono molto gettonate. Alcune di quelle che vi segnalo sono molto verosimili, come quelle che ritraggono i boxer e i cuccioli di labrador, altre molto ironiche, come il cane che fa pipì a Bruxelles in Belgio, altre un po’ sopra le righe come la bronzea Duke Dog. Sono sicura che in giro per il mondo, tra giardini e biblioteche di nobiluomini o di appassionati, ce ne sono molte altre. Se volete comprarne una potete rivolgervi a siti come DogWeb, Statue.com, Hexagon. Se invece ne avete trovate di divertenti o di veramente originali non esitate a farcelo sapere.
Una tradizione musulmana racconta che Maometto, pur di non svegliare l’adorata gatta che si era addormentata sulla sua veste, ne tagliò la manica prima di alzarsi, in modo da non disturbare il sonno della sua Muezza. In una delle raccolte canoniche più prestigiose dell’Islam, quella di Al Bukhari, si racconta che l’inferno e le torture eterne fossero stati la ricompensa per una donna che aveva rinchiuso il proprio gatto senza nutrirlo e senza dargli, quindi, la possibilità di procacciarsi da solo il cibo.
L’Islam ha sicuramente un rapporto privilegiato coi gatti, forse dovuto all’abitudine dello stesso Maometto di predicare o di ricevere i fedeli con la sua Muezza seduta in grembo. In generale, le crudeltà verso gli animali sono pesantemente sanzionate, e vengono considerate dei gravi peccati. È vero, d’altra parte, che i cani non sono visti di buon occhio, secondo la superficiale spiegazione che, rovistando tra i rifiuti, siano animali impuri. Ovviamente si tratta di considerazioni che non porterebbero mai una persona sana di mente a torturare un cane: anzi, le popolazioni nomadi hanno spesso uno strettissimo rapporto con levrieri come i Saluki, compagni di caccia nel deserto e autorizzati a dormire nella tenda del padrone, come un membro della famiglia.
In quasi tutte le città a maggioranza musulmana che ho visitato o nelle quali ho vissuto, c’è una quantità di gatti notevole: mi sono sempre sentita come una bambina in una pasticceria! I gatti sono parte integrante del paesaggio, e la gente li tratta come appartenenti di diritto alla popolazione residente. A volte sono troppo macilenti per i miei canoni occidentali, ma godono di indubbio rispetto. In nazioni che storicamente possono considerarsi “bibliofile” (mi riferisco, ad esempio, al fondamentale contributo dato dagli studiosi musulmani alla diffusione della filosofia classica), i gatti assicuravano la salvaguardia dei preziosi volumi dai topi che infestavano le biblioteche.
Il viaggiatore che si appresta a visitare Istanbul o il Cairo noterà, una volta sul posto, gattini che si aggirano persino nelle moschee, che riposano all’ombra degli antichi minareti o che, semplicemente, attendono con pazienza davanti a quei piccoli ristoranti col bancone sulla strada, che invece di hot dog sfornano deliziosi cibi profumati. Personalmente, conosco più di una persona che, trovandosi in una di queste città per lavoro, è poi tornata in Italia con un trasportino dal quale spuntava un musetto curioso: il musetto di un animaletto nato e cresciuto in una nazione che, come l’Egitto, sul gatto ha fondato parte della propria storia religiosa. Chissà questo gattino come si troverà qui, in un paese che sembra perdere sempre più il senso della sacralità del rapporto tra uomo e animale.
Foto | Flickr
I levrieri, grayhound in inglese sono cani da corsa. Belli, agili e molto affettuosi hanno però spesso un percorso di vita difficile. Chi li compra per farli gareggiare, infatti, una volta che le prestazioni del cane non sono più soddisfacenti li abbandona o li lascia vivere in condizioni pietose. Per salvarli da questa sorte è nato lo European Greyhound Network, un’associazione no profit che recupera i cani in tutta Europa, li cura, li scheda e li propone per l’adozione.
Andando sul sito dell’associazione troverete ogni singolo esemplare schedato e in ogni scheda sono segnate non solo l’età e lo stato di salute del levriero che vi interessa, ma anche i suoi tratti caratteriali e quale si ritiene l’ambiente più idoneo per lui. I levrieri adottabili sono tutti giovani, molto bisognosi di stabilità e di affetto.
Tra le curiosità segnalate dal sito: la Barbie che porta a spasso i suoi levrieri; i cani usati come messaggeri durante la guerra; campagne pubblicitarie e manifesti in cui compaiono i levrieri e, la più curiosa fra le altre, il levriero nella Divina Commedia. Nel medioevo il suo nome era Veltro e Dante lo cita nel primo canto dell’Inferno.
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