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Gattari da legare

Gattari da legare: Welcome to the Hotel Valmarecchia

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

glielasemblatodivedeleungattoIo amo gli animali tanto quanto odio la neve, e le due cose sono correlate, soprattutto adesso che mi trovo in una delle zone più colpite dalle ultime nevicate. Da più di una settimana ho le estremità congelate perché esco di continuo per cambiare l’acqua dei gatti che gironzolano qui sulle colline e per assicurarmi che trovino sempre del cibo. Normalmente i miei “clienti” venivano a orari precisi ma, con questo tempo, vengono quando possono. Le mie piante sono morte, perché nella serra che avrebbe dovuto ospitarle è stato creato un mini condominio per gatti homeless. La situazione, così com’era, riuscivo a malapena a gestirla. Poi…

Poi sono arrivati gli uccellini. Io non ho simpatia per i pennuti, mi fanno paura, ma vederli svolazzare in cerca di cibo ti spezza il cuore! E, così, è iniziata la tragicommedia. Un paio di settimane fa, dovendo fare una cheesecake (perfettamente riuscita: non mi capiterà mai più), comprai quattro volte la quantità di biscotti necessaria. Quelle simpatiche pizzette di segatura, quindi, sono diventate cibo per gli uccellini. Ma, dopo un paio d’ore che le avevo sbriciolate in giro, facendo una rapida ricerca su come aiutare gli uccellini in difficoltà, mi sono imbattuta in questa frase: evitare prodotti da forno, richiamano acqua nel gozzo. Oddio! Sono un’assassina! Gli uccellini ingoieranno neve per mandare giù la segatura e io li ucciderò indirettamente! “Dare preferibilmente dei semi”: semi? Dove li trovo? Vivo in campagna, tra me e il negozio più vicino ci sono 1300 metri in orizzontale e uno di neve in verticale! E qui l’idea geniale: i semi che spargevo allegramente sulle insalate, quelli che tutti i miei ospiti hanno sempre disprezzato, trovavano adesso una loro ragione d’essere. Controllo, e sembra che quelli che ho in dispensa facciano anche bene al piumaggio.

Il problema degli uccellini però è che non li distinguo, non so se chi si posa nel mio giardino a beccare sia già venuto in precedenza. Di conseguenza, non so se ho salvato la vita a una quindicina di passerotti o se ne ho solo aiutato uno a diventare obeso. Ma una nuova insidia è dietro l’angolo: tenere i semi lontano dai gatti. C’è scritto ovunque, lo dicono tutti. Allora, vorrei far notare una cosa: ho perso da almeno quattro giorni il conto dei centimetri di neve caduti. Non esiste una superficie immune alla neve, a casa mia. Visto che fiocca di continuo, ho pochissima scelta per la selezione del desco felino e di quello passerottesco o pettirossesco. Basta mezz’ora ed è tutto coperto. E, così, passo le mie giornate dietro i vetri, a controllare che i gatti non mangino gli uccellini che mangiano i semi che io mangiavo nell’insalata. Come direbbe Eduardo, mi ci hanno fotografato, dietro a quella finestra. Con gli occhi strizzati per il riverbero della neve, nuove rughe in agguato e dita blu: gatti, sono vostra prigioniera, perché quando sei una gattara


you can check out any time you like, but you can never leave!

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Gattari da legare: Gatti e pubblicità

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

cleaningI gatti appaiono, generalmente, negli spot che reclamizzano prodotti come antipulci e cibo. A volte, però, li vediamo impiegati nelle pubblicità di detersivi e disinfettanti, dove entrano dalla porta principale riempiendo di impronte il pavimento a specchio di una madre perfetta che in un attimo sterilizzerà il pavimento perfetto, condannando i figli a un futuro di allergie e intolleranze. Una di queste pubblicità, a mio avviso particolarmente molesta, riguarda appunto un detersivo.

In una casa vive un gruppo di ragazzi (tutte donne e un solo maschio): segregati nella perenne attesa della madre dell’unico inquilino, solitamente si disperano per le condizioni del bagno, che sembra essere il primo posto dove la signora si reca appena entrata e ancora col cappotto. Dev’essere traumatico vivere con l’ansia di qualcuno che giudica lo stato dello smalto del lavandino, ma tant’è. Ultimamente la signora non si fa più vedere ma capita che, all’improvviso, una delle ragazze urli terrorizzata perché, dalla finestra della cucina, entra un gatto.

Il gatto fa un giro su di un lavello lurido come a casa mia non se ne vedono nemmeno il giorno della vigilia di Natale, quando mia madre frigge tutto quello che le capita a tiro, fosse pure un tappo di sughero. Dopo essere scappato riuscendo a stento a staccare le zampe dall’olio (esausto solo perché si trova lì da 10 anni), il gatto corre a cercare riparo nella vasca da bagno. L’inquilina, preoccupata per l’igiene, è convinta che il gatto si strusci per sporcarle la vasca, mentre è lampante che il felino è in preda a una crisi respiratoria dovuta agli acari che banchettano nelle due dita di nero attorno al bordo. A questo punto entra in scena il detersivo, che annichilisce i germi felini e, visto che si trova lì, toglie anche lo strato di sporco d’epoca. Veicolare l’idea che un gatto sia portatore di germi, in un simile contesto, è quanto meno bizzarro: in quella casa ci sono batteri molto più grandi del gatto stesso. Se fossi al posto dei ragazzi, prenderei un bel cane feroce per proteggermi, e invece del detersivo userei il topicida.

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Gattari da legare: Volevo gli anticorpi

pubblicato da Graziella in: Malattie Gattari da legare

hambreIeri Mentegatto mi ha fatto venire voglia di raccontarvi una cosa: ogni tanto, presa da un irrefrenabile quanto raro attacco di ipocondria, mi faccio prelevare un bel quartino di sangue e mi faccio analizzare da capo a piedi. L’ultimo attacco l’ho avuto dieci giorni fa e, mentre pensavo a quali malattie tropicali potessi essermi esposta sul divano della mia italianissima casa, un pensiero mi ha fulminata: la toxoplasmosi! Non avevo mai fatto il test. Il giorno dopo, sorriso stampato e certa del risultato positivo, tendo il braccio al medico, fiduciosa. Attendo le 24 ore, vado a prendere i risultati, apro la busta e… negativo! Ma come?

Ho passato 25 anni della mia vita (sono anni, che ho 25 anni) a strettissimo contatto con i gatti; pulisco lettiere da un’eternità, ho avuto gatti incontinenti, giocato da bambina con la terra di giardini che ospitavano gatti, preso randagi dalla strada, subito assalti felini prima, durante e dopo la preparazione del mio cibo, mangiato salami, affettato prosciutti, divorato verdure crude nelle bettole peggiori del Cairo e non ho i miei anticorpi? Ma cosa deve fare di più, una donna? Li voglio, mi spettano, li ho guadagnati sul campo.

Forse è colpa di mia madre e dei suoi “lavati le mani!” o, semplicemente, del mio corpo, capace di prendere una bronchite se non sono vestita come un’eschimese raffreddata, ma del tutto refrattario ai virus. Magari la spiegazione è più semplice: sono stata fortunata, e la toxo non è così facile da contrarre. Ma cercate di capirmi: a una gattara della mia età, che non sarà di 25 anni ma è non moltissimo di più, degli anticorpi alla toxoplasmosi fanno sempre comodo. Penso ai cacciatori (e ai serial killer. Strana associazione di idee), che hanno i loro trofei. Anch’io volevo il mio: “quelle sono le corna di un alce che ho ucciso l’anno scorso”. “Ah sì? Vuoi vedere le mie analisi?”.

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Gattari da legare: Il naso del gattaro

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

my noseCome abbiamo già visto, il gattaro è un supereroe. Tra i vari superpoteri, un vero gattaro annovera anche un olfatto finissimo. Mi è capitato spesso, ad esempio, di entrare in casa e di avvertire, senza lasciare spazio a dubbi, un odore sgradevole; annusando per aria, faccio un primo giro di perlustrazione, per cercare di delimitare l’area. Dopo aver calcolato la direzione e l’intensità di eventuali correnti d’aria, mi inginocchio e, con l’aiuto di una torcia, ispeziono tutta la fascia che va dal pavimento ai 15 centimetri di altezza di ciascuna parete. I miei gatti sono sterilizzati ma, essendo un bel gruppo eterogeneo, ce ne sono un paio che ogni tanto decidono di giocarsi una stanza a suon di pipì, specie quando c’è un nuovo arrivo. Oppure, c’è sempre qualche nuovo gatto che si intrufola nell’attesa di essere adottato.

Strisciando sotto i mobili, alla ricerca della pipì incriminata, mi è capitato più di una volta di imbattermi in uno dei miei gatti che, perplesso per le modalità del faccia a faccia, cambia stanza. Generalmente, però, lo fa per chiamare i rinforzi e, a quel punto, un eventuale spettatore vedrebbe me che procedo carponi con una torcia annusando vistosamente l’aria, e un paio di gatti che mi seguono annusando vistosamente me. Accade di rado che riesca a trovare la macchia che cerco, quindi sono costretta a pulire tutto con un disinfettante che detesto perché, nella mia mente, ha assunto l’odore della pipì di gatto: freschezza alpina o no, l’immagine che mi evoca è sempre quella di una piccola pozza nascosta.

I supernasi più virtuosi, comunque, riescono anche a stabilire ora o data approssimativa del delitto, e sua entità. Spesso, si può anche dire se è opera di una femmina o di un maschio che va in giro a segnare il territorio (i cancelli di casa mia vengono regolarmente presi a secchiate di acqua calda e candeggina…). Vi è mai capitato di sentire cattivo odore e di smontare una stanza senza trovare nulla? Poi l’odore scompare ma, magicamente, vi basterà scostare una tenda, alzare una coperta e lo spostamento d’aria vi farà arrivare una zaffata inconfondibile. Una volta, disperata, sono arrivata a mettere in ammollo un piccolo comodino verde, rovinandolo, convinta che si fosse impregnato d’odore. Quella volta la responsabile era una scrivania, e da allora sono diventata diffidente verso tutto ciò che non può essere lavato con una pompa. Il comodino verde è ancora lì, memento per il mio naso: prima di rovinare un mobile, controlla meglio, maniaca ossessiva!

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Gattari da legare: La filosofia dell'imponderabile

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

yaaawn!I gatti mi hanno insegnato molte cose: come tendere un agguato a una cavalletta, come arrivare alle spalle di una persona senza farsi sentire, come camminare su un presepe senza far cadere i pastori. Il mio debito maggiore nei loro confronti è, però, l’elaborazione di una teoria filosofica, quella dell’imponderabilità.

Vi faccio un esempio: se dovete sfamare una colonia di dodici elementi, preparerete dodici ciotole di cibo. Una volta distribuite le ciotole, vi renderete conto che un gatto resta fuori. Riconterete le ciotole: dodici. Riconterete i gatti: dodici. A questo punto, capendo che l’aritmetica felina è un’opinione, prenderete una tredicesima ciotola e, solo allora, vedrete spuntare la ciotola “in più”, oramai vuota. Tanto vale lasciare anche la nuova che avete portato.

Se chiudete momentaneamente un gatto in una stanza, perché magari avete un ospite allergico, rivedrete dopo due minuti quello stesso gatto appollaiato sotto la sedia dell’ospite oramai in crisi respiratoria. Nel caso due gatti rifiutino di dividere la stessa cuccia, ne appronterete un’altra; il risultato sarà che un terzo gatto si prenderà quest’ultima, mentre i primi due scopriranno un improvviso piacere nella reciproca compagnia.

Non so come ci riescano, ma i gatti fanno sempre, esattamente, il contrario di ciò che noi vorremmo o qualcosa di completamente al di fuori delle nostre previsioni. Spuntano dal nulla, si moltiplicano, instaurano tra di loro rapporti che a noi sfuggono e, in tutto questo, continuano a guardarci con totale indifferenza. Ogni mia azione nei loro riguardi ha una reazione del tutto imprevedibile: sono anni che cerco un metodo, una costante nei loro comportamenti, ma l’unica costante è l’incostanza. Elasticità mentale e prontezza nell’affrontare gli imprevisti, questa é l’eredità che i miei gatti mi lasceranno: per noi, l’espressione “fare i conti senza l’oste” ha un significato diverso che per il resto del mondo. Noi, i conti, nemmeno ci azzardiamo a farli.

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Gattari da legare: La cena la porta lei

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

my preyIeri ci siamo trovate alle solite: tranquilla discussione familiare davanti a un caffè, spesa ancora da sistemare sulla tavola, sigaretta pronta e gatta con lucertola in bocca che ti precipita addosso dalla finestrella della taverna. La prima cosa che si urla, in questi casi, è “blocca l’accesso alle camere!”. Consentire alla gatta di prendere la rampa di scale vuol dire, infatti, dover recuperare zampette staccate sotto i letti.

Una volta isolato il soggetto cacciatore in un perimetro definito, scatta l’osservazione della preda: è ancora viva? Si può salvare? Il problema delle lucertole è che si fingono morte. I gatti sono abbastanza delicati da tenerle tra le fauci senza fare danni, in modo da poterci giocare ancora un po’. Questo sadismo ci ha permesso di salvare più lucertole che felini, nella nostra storia di gattare seriali. Essendo praticamente impossibile togliere di bocca a un predatore la sua preda, bisogna cercare di distrarlo sperando in una rapida reazione del finto morto, che cercherà, con un po’ di fortuna, di guadagnarsi la salvezza.

Cominciare a danzare in modo selvaggio agitando le braccia, ma senza urlare o sbattere i piedi (il gatto si spaventerebbe e scapperebbe), può tornare utile: il micio vi guarderà con perplessità chiedendosi che vi ha preso. Rimproverarlo è del tutto inutile: è un predatore e, anche se la sua ciotola è piena di croccantini, non potrà far altro che seguire l’istinto della caccia. Le bestiole cacciate, spesso, vengono lasciate in bella vista (sono pochi i gatti che, al giorno d’oggi, mangiano uccellini e topolini): sull’uscio di casa, in salotto quando avrete degli ospiti. Ringraziate e smaltite i corpi secondo la normativa comunale: a differenza di quelli natalizi, non è il caso di riciclare questi regali… A proposito: la lucertola è salva, per ora. La coda no, ma l’ho persa di vista; l’afferrerò, per sbaglio e con sommo disgusto, la prima volta che mi cadrà un orecchino sotto un cassettone o una panca.

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Gattari da legare: Quando il bricolage lascia il segno

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

wet paintUn paio di settimane fa vi scrissi di come trascorro le feste: mangiando. Un’altra attività, però, è quella della manutenzione della casa: più fa freddo e sono stanca, più provo un’intollerabile compulsione a passare l’impregnante a cera sulle imposte esterne. Come ogni mia occupazione, anche questa implica un’attiva partecipazione dei gatti.

Le cose si svolgono più o meno con quest’ordine: preparo i pennelli, apro il barattolo della vernice e cerco di metterla in salvo dai gatti. Questa mia illusoria convinzione, fa sí che mi rilassi. Nel momento in cui i miei muscoli si distendono, parte l’avanguardia felina, che tasta il terreno (e il barattolo) spingendo il vischioso liquido fino al limite estremo del tavolo che lo ospita. Distratta dall’imminente sciagura, non mi accorgo che le retrovie hanno rubato dei pennelli che imitavano alla perfezione degli aggressivissimi sorci: come non confondersi!

Con i pennelli in tasca e il barattolo in mano, comincio a stendere quel caramello puzzolente; finita la seconda anta, mi rendo conto che sulla prima c’è una strana impronta. Come su di una pietra fossile, scorgo impresso nella vernice il fianco di un mammifero di dimensioni medie, chiaramente sovrappeso e con peli rossi, a giudicare dai resti. Più in là, un’improntina prova con estrema chiarezza che il mammifero in questione aveva dei polpastrelli meravigliosi che strapperebbero morsi al paleontologo più duro.

Non importa se l’anta è rovinata: la mia galleria dei gatti è meglio della Walk of Fame. Sui miei muri e sulle porte hanno lasciato l’impronta artisti della bellezza e icone dell’eleganza, a imperitura memoria: a Graziella con amore, i suoi gatti.

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Gattari da legare: Il fantasma del Natale passato

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

love meOggi mi sono trovata a dover parlare dei Natali passati e, senza rendermene conto, ho cominciato a ricostruirne la cronologia in base ai gatti che mi hanno accompagnato dall’infanzia a oggi. Se per il resto della cristianità il tempo si divide in prima e dopo Cristo, io lo divido in prima o dopo il tale gatto. Le vicende familiari trovano il loro posto nella linea del tempo incastrandosi tra nascite, morti, adozioni, fughe, malattie e ritorni dei nostri mici.

“Quel viaggio l’ho fatto che la nonna era ancora viva, lo so perché avevamo appena adottato Gatto Cinque”; “ricordo che quel Natale in tavola c’era ancora quell’alzata di cristallo perché Gatto Uno non l’aveva ancora rotta, quindi era piccolo… Diciamo nell’88, quindi”; “quell’anno faceva freddissimo, lo so perché fu quando Gatto Undici partorì, e dopo cena facevamo sempre le borse d’acqua calda per le cucce”; “Oddio, che inverno! Fu l’anno delle sterilizzazioni di massa!”.

I gatti sono stati davvero tanti: ricordi tristi quando ci lasciavano, felici quando riuscivamo a guarire un neo adottato malato, divertentissimi in qualunque altro caso. A volte, il tarlo di non aver fatto abbastanza si insinua cattivo ma, per quest’anno, non credo che i fantasmi dei Natali passati verranno a rimproverarci: il fantasma del Natale presente, sostenuto dalla solita quantità esagerata di gatti, ci terrà troppo occupate a pulire, raccogliere cocci, preparare cibo e spazzolare mantelli. E, per quanto riguarda il fantasma del Natale futuro, non so che dirvi: noi gattari siamo come gli animali, viviamo nel presente e ce ne godiamo le fusa in una fredda serata di dicembre.

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Gattari da legare: La grande abbuffata

pubblicato da Graziella in: Alimentazione Gatto Gattari da legare

let me dreamA Natale, io mi tramortisco col cibo. Non c’è nulla di figurato in questa mia affermazione: mi tramortisco e basta. Lo faccio anche a Pasqua, ma con cose più sane che, quindi, mi fanno sentire pesante due quintali ma non tolgono lucidità al mio pensiero. Quando c’è una festa, sia pure la domenica, mi sento in dovere di far mangiare meglio anche i gatti, di preparare loro qualcosa di “buono”.

La scatolette che provocano assuefazione, di solito, sono riservate proprio per le occasioni speciali ma, a Natale, c’è qualcosa di immensamente più buono e sano: la carne del brodo. Per quanto ami il brodo detesto quella carne bianca stopposa e senza sapore e, alla fatidica domanda di mia madre “vuoi la carne del brodo?”, io le rispondo che la devolvo ai gatti. Sia ben chiaro, la notizia non viene presa non dico sul serio, ma nemmeno in considerazione. Quando però il giorno dopo la salma esangue del pollo giace ancora abbandonata nella casseruola, mia madre si convince e accetta la mia donazione.

I bimbi pelosi di casa sono ghiottissimi di pollo ma, per mangiarlo condito con tutti i crismi (non pensate a chissà cosa, parlo di verdurine scialbe), devono aspettare Santo Stefano: prima infatti, toccano loro le alici della vigilia! Appena avvertono l’odore del pesce impazziscono: non riusciamo a togliere il pesce dalla carta che delle pallottole con la coda cominciano a rimbalzare ovunque, piangendo e lamentandosi come per chissà quale tortura. I furti dal piano di lavoro, durante la pulizia dei pescetti, sono normale amministrazione: i mici saltano, rubano e scappano con la preda ancora cruda e pulita a metà. Già veder pulire il pesce o avvertirne l’odore mi disturba, ma dover recuperare interiora sotto i letti o sui divani è qualcosa di superiore alle forze anche della gattara più incallita.

Vada come vada, anche questo Natale mi farò del male abbuffandomi di dolci, dei quali non sono nemmeno ghiotta. Mi consolerò sapendo che i miei gatti mangeranno in modo più sano, pesci rubati e cosce di pollo bollito: insomma, il loro menù delle feste ricorda il mio durante un soggiorno in ospedale, anni fa. Ma si sa, a mangiare croccantini e merluzzo i vizi diminuiscono. Anzi, proposito per il nuovo anno: nel 2012 mangerò solo croccantini per non arrivare a Natale e abbuffarmi.

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Gattari da legare: Il bue, l'asinello e il gatto

pubblicato da Graziella in: Gattari da legare

softOggi è l’Immacolata e, da brava vesuviana, è giornata di allestimento del presepe. Il presepe, a casa mia, è faccenda seria e delicata: il gruppo palestinese della Natività viene trasportato di peso nel ‘700 napoletano, che mia madre ricostruisce con sughero, carta, cartone e ghiaia che altro non è che lettiera per gatti. La complicata e instabile costruzione poggia su quelli che sono due criteri tipici di alcuni quartieri napoletani: verticalizzazione e sovraffollamento. In una casa con un’alta percentuale di abitanti felini, questo è un azzardo che solo la fede incrollabile nelle tradizioni può rendere possibile.

Appena sistemato l’ultimo pastore i gatti, che fino a quel momento hanno manifestato solo un tiepido interesse, si acquattano in attesa del buio; scattata l’ora X, prendono d’assalto il forte. La cosa stupefacente è che ce ne accorgiamo solo una volta che la scorribanda è terminata, e solo da alcuni piccoli segnali, che solitamente consistono in ciuffetti di muschio sul pavimento. Per accedere alla grotta della Natività, infatti, i gatti devono superare lo sbarramento di due pacchianelle, tre o quattro zampognari, un angelo, quattro pastori e cinque pecore, tutti in terracotta. Una delle gatte riesce a entrare senza far cadere nulla e, un paio di volte, l’abbiamo trovata addormentata in uno spazio ristrettissimo tra il bue e l’asinello.

Un’altra invece, più smilza ma meno delicata, fa giri più complessi e, in un paio di occasioni, si è resa colpevole della rottura di una mano di una pastorella o della zampa di un animale, che io e mia sorella abbiamo subito incollato con l’aiuto delle pinzette per le sopracciglia, mentre una di noi distraeva la capofamiglia, che prende ogni attacco al presepe come una questione personale. Altre volte ci siamo chinate rapide ad afferrare il muschio caduto per coprire il delitto felino, mentre la rea ci guardava come per dire “Non proverete mai la mia colpevolezza”.

La gatta anziana, quella mistico-contemplativa, non ama molto il presepe, ritenendolo forse un rituale reso profano da noi, popolino superstizioso. Solo una volta si è ribellata, prendendo di mira un cestino con uova ciclopiche del tutto sproporzionato rispetto ai pastori, che però a noi sorelle era piaciuto tanto da comprarlo e che mia madre non ama perché rovina l’armonia della scena. Quest’anno a guardia del simbolo natalizio sono state erette barriere notturne fatte con le zanzariere: mi sembra una cattiveria, è come cacciare una donna incinta da una locanda… In fondo, alle mie gatte ce piace, ‘o presepe.

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