Animali selvatici

Le gazzelle delle sabbie trovano rifugio nel parco fotovoltaico saudita

Gazzelle delle sabbie protette dal parco fotovoltaico in Arabia Saudita

In un deserto che supera spesso i 45°C, dove la fauna selvatica fatica a sopravvivere e le pressioni umane hanno ridotto drasticamente le popolazioni animali, un parco fotovoltaico da 250 MW in Arabia Saudita sta svolgendo un ruolo inaspettato: proteggere e far crescere un gruppo di gazzelle delle sabbie, una delle specie più vulnerabili della penisola arabica. Il progetto, noto come ReWildingVoltaics, dimostra che un parco fotovoltaico e la conservazione della fauna possono non solo coesistere, ma sostenersi a vicenda in modo concreto e misurabile.

Un’idea nata dall’osservazione del territorio

La riserva naturale gestita dal Prince Mohammed bin Salman Royal Reserve (PMBSRR) copre una vasta porzione del territorio saudita, un ambiente arido e ostile che le gazzelle delle sabbie — conosciute in arabo come reem — hanno abitato per millenni. Negli ultimi decenni, la pressione del bracconaggio, la perdita di habitat e le condizioni climatiche sempre più estreme hanno messo a rischio la sopravvivenza di questa specie.

L’intuizione alla base del progetto è stata semplice quanto efficace: il parco fotovoltaico, già presente sul territorio, offre strutture recintate, ombra naturale e un ambiente controllato. Perché non usarlo anche come rifugio per gli animali? Prima di avviare il programma di allevamento vero e proprio, il team ha condotto un esercizio pilota della durata di sette mesi per verificare la fattibilità dell’idea. I risultati sono stati incoraggianti: nessun danno alle infrastrutture, nessun conflitto operativo, nessun problema comportamentale da parte degli animali.

Come funziona il parco fotovoltaico per le gazzelle delle sabbie

L’impianto si estende su 505 ettari suddivisi in tre sezioni recintate, di cui 370 ettari sono stati ritenuti idonei all’allevamento. La fase pilota si svolge in una sezione di 157 ettari che ospita un array solare da 66 MW. In questa area vivono attualmente 38 gazzelle, il gruppo iniziale del programma di riproduzione.

La struttura è predator-proof: le recinzioni impediscono l’ingresso di predatori, riducendo drasticamente uno dei principali fattori di mortalità per gli animali giovani. Le gazzelle possono muoversi liberamente tra i pannelli solari, acclimatarsi con poche interruzioni e seguire i ritmi naturali della loro specie.

Ma c’è un vantaggio ambientale altrettanto rilevante: l’ombra prodotta dai pannelli fotovoltaici abbassa la temperatura al suolo di 5-10°C rispetto all’ambiente circostante. In un ecosistema desertico, questo differenziale termico non è un dettaglio marginale. Significa vegetazione più rigogliosa ai piedi dei pannelli, suolo meno arido, condizioni di riposo più tollerabili durante le ore più calde della giornata. Per una gazzella che deve nutrirsi e allattare i piccoli in estate, una zona d’ombra stabile può fare una differenza concreta nella sopravvivenza dei cuccioli.

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Dall’obiettivo numerico alla logica della conservazione

Il traguardo dichiarato dal progetto è ambizioso ma specifico: portare la popolazione da 38 a 600 esemplari entro il 2031. Cinque anni per moltiplicare di circa sedici volte un gruppo animale in un ambiente controllato richiede una gestione attenta della riproduzione, della salute degli individui e della densità di popolazione all’interno del parco.

Le gazzelle delle sabbie sono animali sociali che vivono in gruppi e hanno una stagione riproduttiva ben definita. In condizioni naturali, la mortalità infantile è elevata, soprattutto nei primi giorni di vita. Un ambiente protetto dai predatori, con risorse idriche e alimentari disponibili e temperature più miti sotto i pannelli, riduce significativamente queste perdite. Non si tratta di allevamento in cattività in senso stretto, ma di un ambiente semi-naturale in cui gli animali mantengono comportamenti selvatici pur beneficiando di una protezione strutturale.

Vale la pena sottolineare che il progetto ReWildingVoltaics non si limita a un obiettivo numerico. La logica sottostante è quella del rewilding — la reintroduzione progressiva di specie in ambienti adatti — applicata a un contesto industriale. È un cambio di prospettiva rilevante: l’infrastruttura energetica non viene più pensata solo in termini di impatto da mitigare, ma come risorsa attiva per la biodiversità.

Agrivoltaico e fauna: un modello che si allarga

Il concetto di usare gli spazi tra i pannelli solari per scopi produttivi o naturalistici non è nuovo. L’agrivoltaico — la combinazione di produzione agricola e fotovoltaica sullo stesso terreno — è già una realtà in diversi paesi. Quello che il progetto saudita introduce è un’estensione di questa logica alla conservazione della fauna selvatica: non solo colture o pascoli, ma specie protette inserite all’interno di un impianto operativo a piena potenza.

Questo modello potrebbe trovare applicazione in altri contesti aridi o semi-aridi del pianeta, dove la pressione sull’habitat naturale è alta e le infrastrutture energetiche occupano superfici crescenti. La chiave sta nella progettazione integrata: recinti adeguati, gestione veterinaria, monitoraggio comportamentale e una scelta delle specie compatibile con le caratteristiche fisiche del sito.

Per chi si occupa di conservazione animale, il caso delle gazzelle delle sabbie nel parco fotovoltaico saudita rappresenta un esempio concreto di come tecnologia e natura non siano necessariamente in conflitto. La sfida, semmai, è capire dove e come replicare questo equilibrio — e quali specie possano trarne beneficio senza che l’ambiente industriale comprometta i loro pattern naturali. Per ora, i 38 esemplari che si muovono tra i pannelli del PMBSRR offrono una risposta parziale ma promettente: il progetto è monitorato e documentato, e i dati raccolti durante la fase pilota non hanno evidenziato criticità. Sarà il 2031 a dire se l’obiettivo dei 600 esemplari è stato raggiunto — e con esso, se un modello simile merita di diventare una pratica diffusa.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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