Tartarughe

Tartaruga liuto trovata morta a Orbetello: quando la pesca fantasma diventa una trappola mortale

Tartaruga liuto trovata morta sulla spiaggia di Orbetello: vittima delle reti da pesca

Venerdì 9 ottobre 2026, sulla spiaggia della Feniglia di Orbetello, in provincia di Grosseto, è stata ritrovata una tartaruga liuto morta: un esemplare di Dermochelys coriacea lungo 1,8 metri, rimasto intrappolato in reti da pesca. A dare la notizia è stata l’associazione tartAmare, che ha documentato il ritrovamento portando all’attenzione pubblica uno dei pericoli più silenziosi per la fauna marina del Mediterraneo.

La più grande tartaruga marina del mondo, spiaggiata su una costa toscana

La Dermochelys coriacea, nota comunemente come tartaruga liuto, è la più grande tartaruga marina esistente al mondo. Raggiunge dimensioni che possono sembrare incredibili a chi non le ha mai viste: l’esemplare ritrovato alla Feniglia misurava un metro e ottanta, una taglia che rende ancora più drammatica l’immagine di un animale così imponente ridotto all’immobilità da una rete abbandonata in mare.

A differenza delle altre tartarughe marine, la liuto non possiede un guscio rigido: il suo dorso è ricoperto da una pelle coriacea e flessibile, attraversata da sette creste longitudinali che la rendono immediatamente riconoscibile. Questa conformazione le permette di immergersi a profondità notevoli e di sopportare temperature dell’acqua più basse rispetto ad altre specie, il che spiega perché possa comparire nel Mediterraneo e persino in acque più settentrionali.

Le reti da posta e il problema della pesca fantasma

Secondo quanto riportato dall’associazione tartAmare, la causa della morte dell’esemplare trovato a Orbetello è l’intrappolamento in reti da posta. Si tratta di attrezzi da pesca progettati per restare fissi in acqua, tesi verticalmente per intercettare il pesce di passaggio. Quando vengono perse, abbandonate o strappate dalle correnti, queste reti continuano a catturare indiscriminatamente qualsiasi animale vi entri in contatto: pesci, cetacei, uccelli marini e, appunto, tartarughe.

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Il fenomeno è noto come ghost fishing, pesca fantasma: le reti perdute non smettono di funzionare. Continuano a intrappolare e uccidere per anni, talvolta decenni, perché i materiali sintetici con cui sono costruite resistono a lungo nell’ambiente marino. Per una tartaruga liuto, che respira aria come tutti i rettili, rimanere impigliata significa non riuscire a risalire in superficie. Il risultato è l’annegamento.

La spiaggia della Feniglia, nel comune di Orbetello, si trova all’interno di una zona di grande valore naturalistico, affacciata sul Tirreno in un tratto di costa che alterna pinete e dune. Il ritrovamento di una tartaruga liuto morta proprio in questo contesto non è un episodio isolato nel panorama del Mediterraneo, ma rappresenta un segnale concreto di quanto le attività umane in mare possano avere conseguenze letali per la fauna selvatica.

Perché la tartaruga liuto è così difficile da proteggere

La Dermochelys coriacea è un animale migratore per eccellenza. Percorre migliaia di chilometri tra le aree di alimentazione e quelle di riproduzione, attraversando oceani e mari diversi nel corso della sua vita. Questa mobilità straordinaria la espone a minacce che si moltiplicano lungo il percorso: reti da pesca, plastica galleggiante scambiata per meduse, imbarcazioni, inquinamento luminoso sulle spiagge di nidificazione.

Nel Mediterraneo la specie è considerata di presenza irregolare ma non rarissima: gli avvistamenti e i ritrovamenti, purtroppo spesso di esemplari morti o in difficoltà, si ripetono con una certa frequenza lungo le coste italiane. La tartaruga liuto non nidifica abitualmente nel bacino mediterraneo, ma vi entra per alimentarsi, seguendo la distribuzione delle meduse di cui si nutre quasi esclusivamente.

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La combinazione di un ciclo riproduttivo lento, di una maturità sessuale tardiva e di una mortalità elevata legata alle attività umane rende ogni singolo esemplare perduto un danno significativo per la popolazione. Non si tratta di numeri astratti: ogni tartaruga liuto morta rappresenta decenni di potenziale riproduttivo sottratti alla specie.

Il ruolo delle associazioni nel monitoraggio costiero

Il ritrovamento del 9 ottobre 2026 è stato segnalato dall’associazione tartAmare, realtà attiva nel monitoraggio e nella tutela delle tartarughe marine lungo le coste italiane. Il lavoro di queste organizzazioni è fondamentale per raccogliere dati sui ritrovamenti, documentare le cause di morte e sensibilizzare l’opinione pubblica. Senza una rete di volontari e operatori capaci di riconoscere, fotografare e segnalare gli esemplari spiaggiati, molti episodi passerebbero inosservati, privando ricercatori e istituzioni di informazioni preziose.

Chi si trovasse a passeggiare su una spiaggia e avvistasse una tartaruga marina in difficoltà o un esemplare spiaggiato dovrebbe contattare le autorità marittime o le associazioni specializzate, evitando di toccare o spostare l’animale, e non avvicinarsi con imbarcazioni o mezzi che potrebbero aggravare la situazione in caso di animale ancora vivo. Per approfondire la biologia e la conservazione della Dermochelys coriacea, il portale TartaPortal offre documentazione aggiornata e schede specie curate da esperti del settore.

Quella ritrovata alla Feniglia era un animale di dimensioni eccezionali, lungo quasi due metri, capace di attraversare oceani. È finita impigliata in una rete. La distanza tra ciò che questi animali sono in grado di fare e la fragilità con cui si trovano di fronte agli scarti delle attività umane è forse la misura più chiara del problema che abbiamo davanti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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