Pet Therapy con animali selvatici: i motivi per cui è meglio evitare

La Pet Therapy con animali selvatici non andrebbe mai praticata: ecco il parere degli esperti.

La Pet Therapy con animali selvatici non andrebbe mai fatta. Ne va del benessere degli animali. A sostenerlo è il direttivo dell'Ordine dei Medici Veterinari della Valle D'Aosta, dopo l'avvio dell'iniziativa del parco faunistico La Chevrère di Champdepraz che usa daini e caprioli per la pet therapy.

Chiunque abbia avuto a che fare con cervidi (cervo, daino, capriolo) sa che anche quando allevati in cattività rimangono comunque animali estremamente sensibili allo stress: possono accettare il contatto con le persone che li accudiscono quotidianamente, ma si spaventano facilmente se esposti a persone o stimoli sconosciuti.

Questo quello che si legge in una nota, nella quale viene poi aggiunto:

In questo caso manifestano tutti i comportamenti tipici di un animale in una situazione di disagio: tentativo di fuga e manifestazioni ansiose. Questo comportamento è dovuto al fatto che, non solo questi animali sono delle prede, ma soprattutto non sono animali domestici. Infatti la domesticazione è un processo che è avvenuto durante il corso di migliaia di anni e che ha portato profondi mutamenti non solo morfologici e fisiologici, ma soprattutto comportamentali e relazionali.

No, dunque, alla pet therapy con animali selvatici e con cuccioli con meno di sei mesi!

Via | Aostasera

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