Gattari da legare: Fraintendimenti culturali

poodleFeste di Natale, ritorno a casa: trovo ad aspettarmi il cane di mia madre che, dopo una vita passata a raccogliere europei e meticci vari, ha trovato un barbone medio abbandonato (sic!) e lo ha adottato. I gatti mi ignorano, il cane mi viene incontro. La prima impressione è che un incrocio tra il marito ballerino e coreografo di una nota showgirl degli anni '80, Tina Turner, una pecorella e una capra si stia dirigendo verso di me. Gli allungo un dito per farmi annusare, e lui ringhia.

Dopo un'oretta, per fare pace, gli sposto il mullet alla Michael Bolton dagli occhi. E lui? Ringhia. Determinata a conquistarlo, vedendolo giocare con un biscotto a forma d'osso, glielo prendo per lanciarglielo: lui ringhia e abbaia. I gatti mi guardano compassionevoli e io, per dare fiducia alla gattara che è in me, allungo dita, spazzolo peli e lancio croccantini per riacquistare sicurezza. Ciascuno di questi gesti, con i mici, riscuote successo: ok, non ho perso l'appeal felino.

Il caprino cane, di sera, si stende ai miei piedi davanti al camino: si sarà calmato. Allungo i piedi sul suo dorso, in un riflesso condizionato che mi costa un rimprovero da parte di mia madre e il solito ringhiare rabbioso da parte di Enzo Paolo. Il gatto è il migliore amico dell'uomo, non smetterò mai di pensarlo.

Foto | Flickr

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