Panleucopenia felina: cause, sintomi, diagnosi e terapia

Oggi andiamo a parlare di panleucopenia felina, ovvero la classica gastroenterite del gatto equivalente alla parvovirosi del cane. Si tratta di una delle malattie per cui normalmente si vaccinano i gatti, tuttavia specie nei gattini spesso è mortale, ma anche negli adulti immunodepressi o non vaccinati.

Gattini

Andiamo dunque a conoscere meglio questa malattia, dando uno sguardo alla causa e alle modalità di trasmissione, ai sintomi, alla diagnosi, alla terapia e anche alla prevenzione e cosa fare in caso di convivenza fra gatti sani e malati.

Cause e modalità di trasmissione

La causa della panleucopenia felina è un parvovirus, virus a DNA trasmissibile solamente fra gatti. Si tratta di un virus che tende a persistere a lungo a temperatura ambiente, si parla anche di un anno se contenuto nel materiale organico; è attivo per lunghi periodi a basse temperature; regge anche mezz’ora al riscaldamento a 56°; sopravvive anche alla disinfezione con alcol. Come inattivarlo? Bisogna usare per forza la candeggina al 6%.

Quasi tutti i gattini vengono a contatto con questo virus, ma quelli che hanno avuto la fortuna di prendere il colostro materno sono protetti fino a circa 3 mesi. Molte infezioni sono sub cliniche, ovvero i gatti non paiono aver manifestato i sintomi, ma in circolo gli anticorpi.

Le vie di trasmissione della panleucopenia sono:


  • contatto diretto: contatto con gatti infetti e loro secrezioni (soprattutto feci e urine, ricordando che eliminano il virus per massimo 6 settimane dopo la guarigione clinica)

  • trasmissione per via uterina
  • contatto indiretto: tramite oggetti o indumenti che veicolano il virus, ma anche tramite vettori passivi come mosche o altri insetti

Sintomi

Come anticipavamo, molte sono le infezioni sub cliniche da panleucopenia felina. La malattia clinica grave di solito si ha nei gattini non vaccinati fra i 3 e i 5 mesi, dove troviamo morbilità e mortalità alta. Occhio che la malattia non colpisce solamente i gattini randagi, come molti credono, ma anche i gatti di allevamento o di casa.

Anche in questo caso riconosciamo diverse forme della malattia, ognuna con i suoi sintomi:


  • forma iperacuta: morte in 12 ore (quasi come se fosse un avvelenamento, con scarsi o nulli sintomi premonitori), shock settico, ipotermia, coma
  • forma acuta: febbre alta (40-41°), ottundimento del sensorio, anoressia (questa inizia 3-4 giorni prima dei sintomi più gravi), vomito spesso biliare, disidratazione, diarrea nelle fase finali, anse intestinali pastose, cordoni formi, linfoadenomegalia mesenterica

Come complicazioni, possiamo poi avere:


  • ulcere in bocca
  • diarrea emorragica
  • ittero
  • CID

In linea generale se il gattino sopravvive ai primi cinque giorni, senza manifestare complicazioni e senza mai arrivare negli stadi terminali, può sopravvivere, anche se la guarigione richiede settimane.

Per quanto riguarda le gatte che si infettano durante la gravidanza, esse e i piccoli nati possono manifestare:


  • infertilità
  • aborto
  • nei gattini: atassia, incoordinazione, tremori da sindrome cerebellare (ipermetria, larga base d’appoggio delle zampe, tremori della testa), lesioni della retina

Diagnosi

Normalmente la diagnosi presuntiva di panleucopenia felina si fa sulla base dei sintomi, confermata a livello ematico dalla presenza di leucopenia (globuli bianchi bassi). Occhio che però quest’ultima non è patognomonica solo della panleucopenia virale. Esistono poi dei test sierologici da fare, tuttavia nella pratica clinica non si arriva di solito a metterli in atto.

Terapia, prevenzione e profilassi

Come al solito, essendo una malattia virale, non esiste una vera e propria terapia specifica contro il virus. Bisogna reidratare il giusto il gattino, né troppo per non mandarlo in edema polmonare né troppo poco, bisogna trattare il vomito e la diarrea e le infezioni batteriche secondarie con antibiotici. Importante è anche la somministrazione di vitamine, soprattutto del gruppo B. A causa del vomito, si preferirà somministrare i farmaci per via parenterale, ma ricordate che ci vanno settimane prima della guarigione.

Per quanto riguarda la prevenzione, beh, bisogna vaccinare i gattini. Ovviamente quelli sani, mentre quelli che sono venuti a contatto con gatti malati e richiedono una protezione immediata, possono usufruire di alcuni antisieri, ma solo in questo caso vanno somministrati. Da preferire l’immunizzazione attiva, evitando vaccini vivi o attenuati nei gattini di età inferiore alle 4 settimane di età.

Se avete avuto in casa un gatto con panleucopenia, dovrete disinfettare ripetutamente con candeggina, gli altri disinfettanti non servono, ma consiglio di aspettare mesi prima di reintrodurre un nuovo gattino in casa e solo se rigorosamente vaccinato. In caso invece di gatti conviventi, la situazione è più difficile: bisogna isolare il gatto malato, pulire tutta la casa come suggerito prima, incluse ciotole, tappeti e quanto altro, evitare di passare dal gatto malato ai gatti sani con gli stessi vestiti e scarpe, vaccinare quelli sani se già non lo sono… non è per niente semplice.

La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria.

Foto | Flickr

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