Animali selvatici

Processo al lupo a Mestre il 23 ottobre: sfatare i miti e conoscere l’animale più incompreso d’Italia

Processo al lupo a Mestre il 23 ottobre: sfatare i miti e conoscere l'animale più incompreso d'Italia

Un lupo siede sul banco degli imputati, accusato di aver ucciso del bestiame. Di fronte a lui, veri magistrati e veri avvocati. In aula, un pubblico chiamato a ragionare su una delle specie più discusse e più fraintese d’Italia. È questo il cuore del processo al lupo, l’evento in programma venerdì 23 ottobre 2026 dalle 17:00 alle 19:00 presso l’Auditorium del Centro Congressi Venezia di Mestre: un processo-spettacolo che usa la forma del dibattimento giudiziario per fare qualcosa di insolito — dare voce a un animale che, nella percezione collettiva, è già stato condannato da secoli di fiabe, paure e leggende.

Un tribunale per l’animale più discusso d’Italia

Il formato scelto dagli organizzatori è tanto teatrale quanto efficace. Il lupo — interpretato dall’attore Moreno Corà — è chiamato a rispondere dell’accusa di aver ucciso del bestiame, un agnello o un vitello. Accanto a lui siedono professionisti del diritto in carne e ossa: magistrati e avvocati che partecipano attivamente al dibattimento, portando in aula argomentazioni giuridiche e scientifiche. L’obiettivo non è emettere una sentenza in senso stretto, ma costruire un confronto strutturato capace di smontare pregiudizi consolidati.

La scelta del processo come metodo narrativo non è casuale. Il tribunale è lo spazio in cui si pesano le prove, si ascoltano entrambe le parti e si cerca una verità più complessa di quella che circola nel senso comune. Applicare questo schema al lupo significa costringere il pubblico a ragionare invece di reagire d’istinto — a chiedersi, cioè, se l’imputato meriti davvero la reputazione che gli è stata cucita addosso.

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I miti che il processo al lupo vuole smontare

Uno degli equivoci più diffusi riguarda la presenza del lupo in Italia: molti credono che sia stato reintrodotto dall’uomo, come avvenuto in altri Paesi europei. In realtà, il lupo è tornato naturalmente nel territorio italiano, senza alcun programma di reintroduzione artificiale. È una distinzione importante, perché cambia completamente il quadro giuridico ed ecologico entro cui si discute della sua gestione.

Altrettanto rilevanti sono i dati sugli episodi di attacco. Tra il 2017 e il 2024, sono stati documentati diciannove attacchi non fatali all’essere umano, attribuibili a sette individui. Un numero che, contestualizzato rispetto alla popolazione lupina presente sul territorio e al periodo considerato, ridimensiona significativamente l’immagine del predatore incontrollabile. Non si tratta di minimizzare i danni reali che il lupo può causare agli allevamenti — un problema concreto che merita soluzioni concrete — ma di separare i fatti verificabili dalla mitologia.

Il lupo delle fiabe — quello che divora nonne, aggredisce bambini e semina il panico nei villaggi — è una costruzione culturale secolare. Quella costruzione ha avuto conseguenze pratiche e durature: ha alimentato campagne di sterminio, ha reso difficile qualsiasi dialogo tra comunità rurali e istituzioni ambientali, e continua a condizionare il dibattito pubblico anche quando i dati raccontano una storia diversa.

Perché il formato giudiziario funziona come strumento educativo

Trasformare un tema scientifico e ambientale in un processo-spettacolo può sembrare una scelta azzardata, ma ha precedenti solidi nell’educazione civica e nella divulgazione. Il dibattimento costringe a strutturare le argomentazioni, a citare prove, a rispondere alle obiezioni dell’altra parte. Non è un monologo ambientalista né uno spot pubblicitario: è un esercizio di ragionamento collettivo.

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Il fatto che accanto all’attore Moreno Corà siedano professionisti del diritto — e non semplici appassionati — aggiunge credibilità all’iniziativa. I magistrati e gli avvocati coinvolti portano in aula una competenza tecnica che trasforma il dibattito da performance a confronto reale. Il pubblico presente all’Auditorium del Centro Congressi Venezia non assiste a una rappresentazione di fantasia, ma a un esercizio in cui le regole del diritto vengono applicate, anche simbolicamente, a una questione di interesse collettivo.

Il lupo tra ecologia e convivenza: una questione aperta

Al di là dell’evento, la questione della convivenza tra lupo e attività umane rimane una delle più complesse nella gestione della fauna selvatica in Italia. Gli allevatori che subiscono predazioni hanno ragioni concrete di preoccupazione, e le misure di prevenzione — dai cani da guardiania alle recinzioni elettrificate — richiedono investimenti e supporto istituzionale. Ignorare questo aspetto significherebbe fare dell’evento di Mestre una celebrazione ideologica anziché un contributo al dibattito.

Il processo al lupo nella sua forma più utile non si chiude con un verdetto, ma con domande più precise di quelle con cui il pubblico è entrato in aula: quanti lupi ci sono davvero? Quali sono i danni documentati? Quali strumenti di coesistenza funzionano? Come si bilanciano tutela della biodiversità e diritti degli allevatori? Sono domande a cui la scienza e le istituzioni stanno cercando risposte, e a cui eventi come questo possono contribuire — non risolvendo il problema, ma alzando la qualità del ragionamento collettivo attorno ad esso.

Un animale che ha attraversato millenni di storia umana portandosi dietro il peso di ogni paura proiettata su di lui merita almeno questo: un’udienza in cui le prove contino più delle leggende. L’appuntamento di Mestre è uno spazio in cui quella possibilità prende forma concreta, con l’ausilio del diritto, del teatro e — si spera — di una curiosità genuina da parte di chi siede in platea.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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