Emobartonellosi nel gatto: sintomi, terapia e cause

Conoscete l’emobartonellosi? Si tratta di una malattia del gatto, trasmessa dalle pulci e che può dare una forma di anemia con ittero e febbre alta molto grave. Motivo per cui i veterinari insistono nel far mettere l’antipulci al gatto.

Gatti casa

Quando il vostro veterinario sembra diventare ossessivo sul fatto che il vostro micio ha le pulci, non lo fa per partito preso: certo, è preoccupato di una possibile allergia al morso della pulce, al fatto che vi porta le pulci in casa, potrebbe prendere la tenia, ma più di tutto è preoccupato che il gatto possa prendere l’emobartonellosi. Vediamo dunque cause, sintomi e terapia dell’emobartonellosi nel gatto.

Cause e modalità di trasmissione

L’emobartonellosi è provocata da un parassita epicellulare, Gram-negativo che colpisce i globuli rossi. La sua classificazione non è ancora ben chiara: al momento è classificato fra le Anaplasmataceae, ma qualcuno suggerisce di inserirlo fra i Micoplasma, ma ai nostri fini poco cambia. La patologia è diffusa fra i gatti, ma ne esiste una variante canina che però sembra manifestarsi solo nei soggetti splenectomizzati, ovvero quei soggetti a cui è stata asportata la milza.

Le vie di trasmissione dell’emobartonellosi sono:


  • disseminazione tramite le pulci
  • trasmissione per via materna (ma non è chiaro se avvenga già in utero, durante il parto o durante l’allattamento)
  • trasfusione di sangue

Sintomi e stadi della malattia


Gatto malato

Per comodità didattica, l’emobartonellosi è stata suddivisa in quattro fasi:


  • fase preparassitemica: inizia 1-3 settimane dopo l’infezione
  • fase acuta: è la fase che dura dalla prima all’ultima parassite mia grande. Può durare anche un mese, ma in caso di parassitemie massive ci può anche essere la morte improvvisa del gatto. I parassiti sono presenti in maniera ciclica nel sangue, ma il test di Coombs è sempre positivo
  • fase di guarigione: dura minimo un mese, spesso di più. E' il tempo che intercorre fra l’ultima parassitemia massiva e il ristabilirsi di un ematocrito normale
  • fase di portatore: normalmente i gatti che guariscono dalle infezioni acute, rimangono cronicamente infettati per anni, a volte per tutta la vita. Eventi stressanti possono scatenare di nuovo la malattia. Spesso il morso di un altro gatto sembra precedere di qualche settimana la ricomparsa della patologia

L’emobartonellosi acuta si può manifestare in gatti di tutte le età. Talvolta si hanno delle infezioni subcliniche, in cui l’unico sintomo è una lieve anemia. Tuttavia i sintomi di emobartonellosi in fase acuta sono:


  • debolezza
  • abbattimento
  • ottundimento del sensorio
  • anoressia
  • pallore delle mucose
  • febbre alta
  • splenomegalia
  • ittero
  • anemia

Se l’anemia sopraggiunge rapidamente, avrò sintomi più severi, mentre se arriva gradualmente, magari come unico sintomo avrò una perdita di peso. Per quanto riguarda la diagnosi, durante la fase acuta potrebbe essere indicativo il ritrovamento dei parassiti nello striscio ematico. Un esame del sangue completo è richiesto per valutare lo stato dell’anemia. Occhio ai risultati dello striscio: l’assenza non significa che il gatto non è malato, ma che in quel momento non ha emobartonelle sufficienti in circolo tali da essere evidenziate. Inoltre se il gatto è già sotto terapia con le tetracicline, non vedrò parassiti nel sangue.

Terapia


Cat sick

La terapia di base dell’emobartonellosi nel gatto si basa sulla somministrazione di tetracicline, preferibilmente la doxiciclina per via orale, in quanto ha meno effetti collaterali rispetto ad altri antibiotici della stessa classe. La somministrazione va continuata per 21 giorni. A questa nelle fasi iniziali si può associare una somministrazione di glucorticoidi, utili in questo caso per inibire l’eritrogafocitosi (ovvero i macrofagi che si mangiano gli eritrociti). Ovviamente se il gatto è abbattuto e non mangia, devono essere adottate le normali terapie di sostegno, mentre se l’ematocrito è molto basso si deve provvedere a una trasfusione di sangue. E mi raccomando, mettere con regolarità l’antipulci al gatto.

La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria.

Foto | Don O' Brien - CanadaCow - Jo Naylor

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