Il gatto nero logora chi non ce l’ha: storia di una superstizione

Black catQuelli del Medioevo, contrariamente a ciò che si pensa, furono secoli tutt’altro che bui per le arti. Se proprio ci fu oscurità, fu un oscurità che investì solo la condizione della donna e quella di alcune magnifiche creature: i gatti, soprattutto neri.

Considerato “accessorio” indispensabile per una strega rispettabile (si noti che per essere considerata strega bastava affermare la propria libertà di scelta), il gatto nero si mimetizzava al buio e i suoi occhi, investiti da un raggio di luce, risultavano spettrali e inquietanti, spaventando i “cristiani” di passaggio. Oggi sappiamo che questa caratteristica è data dal “tappeto lucido”, che riesce a riflettere anche la luce più fioca, ma all’epoca non andavano tanto per il sottile, e il gatto diventava come “Caron dimonio, con occhi di bragia…”

Le superstizioni, come le cattive abitudini, sono dure a morire: oggi l’Aidaa è costretta a istituire giornate dedicate alle nostre "pantere in miniatura", poiché l'antipatia e la paura verso questi splendidi animali sono all’ordine del giorno.

Quando un gatto nero vi attraversa la strada, anziché farvi prendere dal panico, osservatelo: il manto con riflessi blu, le agili zampe muscolose messe in risalto dal colore, gli occhi ipnotici, eleganti e penetranti. Il suo portamento vi risulterà ancora più regale di quello di un qualunque altro gatto. Se è un “randagio” e vi sembra ben disposto, adottatelo: il nero, si sa, sta bene su tutto… Ma se in casa o in cortile con la coda dell’occhio vedrete un movimento rapido, non date per scontato che sia l’ineffabile amico peloso: l’ultima volta gli ho parlato per dieci minuti, prima di accorgermi che era un sacchetto nero della spazzatura. Ah, il mimetismo del gatto nero!

Foto | Flickr

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