Gattari da legare: Cambio di stagione, malanno di stagione

guess who's hereChi segue questa rubrica pensa che io sia un po’ squilibrata. Ma è solo perché non mi ha mai vista fare il cambio di stagione degli abiti. Due volte l’anno, io divento pensierosa e distratta per una decina di giorni: sono quelli che precedono il fatto. Quest’anno ho cercato di espatriare in Germania e, pur di non ammettere che anche lì c’erano 30 gradi e il momento era giunto, ho passeggiato tranquillamente con un impermeabile alla ispettore Derrick. Le passeggiate, corredate di sciarpa, si sono svolte sotto lo sguardo perplesso della mia amica e ospite che, a sentire le mie parole folli, si era germanizzata perché con quelle temperature andava in giro a maniche corte invece di coprirsi di più. Dopo aver abbandonato l’idea di viaggiare sempre più verso nord fino a ottobre, sono tornata in Italia, dove la miseria della mia condizione mi si è parata davanti: i calzini di lana, con 28 gradi all’ombra, non andavano più bene.

Il fatto di smontare, sterilizzare, antitarmizzare, spolverare, stirare e ordinare per tessuto e colore, poteva anche andare bene. Il problema è che io faccio il cambio di stagione anche ai gatti. Mi spiego: nella mia serra ci sono varie cucce: ogni cuccia ha il suo corredino di copertine di cotone pesante come materassi e di vecchi maglioni di lana come coperte. Ciascuno di questi indumenti viene lavato e disinfettato con cadenza regolare. Quando i gatti cominciano a non dormire più nelle cucce, per sparire sotto la siepe in morbidi giacigli di foglie secche, io decido che è arrivato il tempo del cambio di stagione. Ogni copertina viene sostituita con una di tela abbastanza doppia. Per assicurare abbastanza cambi alle cucce, decido arbitrariamente quali camicie e maglie del mio compagno sono diventate troppo logore (fare un lavaggio sbagliato è spesso diabolico ma provvidenziale).

E qui viene il difficile: il mio compagno è allergico al pelo dei gatti, ma l’unico posto dove riporre le copertine invernali è il suo regno, il garage. Inizio allora un’azione diversiva: “Cosa c’è in quella busta?” “Le coperte dei gatti” “Tienile lontane da me!” “Certo, tesoro”. Dopo un paio di giorni, durante i quali la busta resta sulle scale del garage, la conversazione verte sulla necessità di spostare l’ingombro e io, magnanimamente, mi offro di toglierla e prometto di sistemarla per terra dietro la porta del locale interrato. Lì resta un paio di giorni. Siccome il garage è terra di conquista per ogni insetto crudele, malvagio e invadente, non posso lasciarla lì. E, così, camuffo la busta con un’altra e la nascondo. Dove non ve lo posso dire: il mio compagno legge petsblog.

Foto | Flickr

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