Gattari da legare: Di sana pianta

Gattari da legare: Di sana piantaMi arrivano notizie degli Europei di calcio, ogni giorno, da ogni fonte. Non sono mai stata un’appassionata di calcio, pratico solo un ragionevole tifo per il Napoli. Ma, ogni due anni, devo seguire mondiale o europei: mai saltato un campionato, mai saltata una partita: esami, malattie, nulla mi teneva lontana dallo schermo, con corredo di popcorn e birra. Nulla fino a quest’anno. Non so se qualcuno rileverà la mia assenza, non credo, ma nemmeno mi importa: la strage perpetrata nei confronti dei randagi è troppo. Quando le Olimpiadi si sono tenute in nazioni non proprio all’avanguardia nel campo dei diritti umani, le ho guardate lo stesso, con rispetto della tregua olimpica. Stavolta, tregue non ne ho stipulate. Così ho deciso che, per ogni partita importante, avrei dedicato un po’ di tempo extra ai miei gattacci.

I cuccioli sono diventati, a poco a poco, sempre più coraggiosi e sfacciati. Ieri, inginocchiata, ne rimproveravo uno puntandogli l’indice contro. Sventolando sventolando, il povero dito è stato ghermito dal discolo, che mi ha fatto subito passare ogni moto di ribellione rimettendomi al mio posto. Il problema è che questo tempo extra si è trasformato in una lotta disperata per salvare le piante; mi è sempre piaciuto far crescere le piante direttamente dal seme. Ci vuole un po’, ma la soddisfazione è commisurata. Un paio di mesi fa avevo avuto il trauma delle lumache: sono sempre stata contraria all’uso del lumachicida e, l’unico essere vivente che ammazzo (con una certa soddisfazione) sono le zanzare. Orgogliosa dei miei germogli, li covavo con gli occhi, fino a quando le lumache non hanno scoperto le primizie. Non so esattamente come sia andata, ma ho detto loro "so dove tenete i vostri figli!” e non si sono più fatte vedere.

Con i gatti è diverso: ogni volta che li rimprovero leggo, nei loro occhi, un chiaro pernacchio. Mi hanno ucciso dell’erica, degli iris, dei piselli odorosi, del prezzemolo, delle piante grasse non identificate, delle talee di rose, delle violette, dei nontiscordardime e una dipladenia che si stava appena rimettendo dai rigori invernali. Loro si dedicano alla distruzione con meticolosità, c’è una strategia, un disegno. Ho provato a fingere disinteresse per le piante, a disseminarle casualmente in giardino (perché ignorano le erbacce, quei piccoli criminali da riformatorio?), a piantarle fischiettando come se quello fosse l’ultimo dei miei pensieri. Stamattina ho sentito mia madre: anche i suoi cuccioli le stanno distruggendo tutto. Lei però un po’ se la va a cercare: cerca di proteggere con reti e altri espedienti le piante, è ovvio che i gatti si accorgano di quanto lei ci tenga. Diventa una sfida, superare gli ostacoli. Oggi ero partita molto agguerrita, volevo assolutamente evitare altre vittime. A un certo punto, però, la femminuccia mi si è presentata con un fiore di plumbago attaccato ala base di un orecchio, come una danzatrice di hula. Ma che me ne frega, delle piante. Poi sono nata in città, troppo ossigeno potrebbe essermi dannoso.

Foto | Flickr

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