
Cari amici di Petsblog, oggi vi raccontiamo la storia di Lucy, una a dir poco piccola Yorkshire Terrier, che è entrata nel Guinness dei Primati come il cane che lavora più piccolo al mondo.
Lucy è alta appena 5,7 pollici (14, 48 centimetri) e pesa poco più di un chilogrammo. Vive in New Jersey (USA) e fa parte dei tanti cani impiegati nella pet-therapy. Si occupa infatti di rallegrare la vita degli anziani e dei disabili. La piccola taglia non le impedisce di essere di grande aiuto e di essere capace di grandi gesti d’amore.
Le sue giornate sono piene di impegni. Visita ospedali e case di riposo per portare gioia ed affetto ai malati. I ricoverati che devono convivere con la malattia o con le difficoltà causate da gravi handicap rischiano di precipitare, più di altri, nel baratro della depressione.

Leggo stamattina sul Corriere della Sera: un giudice di Varese pochi giorni fa ha emesso la sentenza che sancisce che un paziente in ospedale ha il diritto di essere visitato dal proprio cane. Cioè viene sottolineata l’importanza fondamentale degli animali da compagnia per le persone e anche il rispetto di tale relazione.
Mi sembra giusto, quante volte ho tratto grande beneficio anche solo dal fare una carezza al mio cane o al mio gatto, figuriamoci quanto è bello poterlo avere vicino in un momento delicato! Ma come mai si è arrivati a questa sentenza? Perché una signora costretta a stare in ospedale alla richiesta di poter vedere il suo cane si è vista rispondere di no, dato che il regolamento della clinica lo vietava. E lei non si è arresa.
Infatti adesso il prezioso valore degli animali da compagnia viene riconosciuto -almeno in parte- dalla legge, e questa è una notizia davvero, perchè in fatto di leggi il rapporto di affetto cane/padrone finora era poco -se non niente- considerato.
Foto | Flickr

Gatti in ospedale, proprio come già avviene in alcuni progetti pilota che vedono coinvolti i cani tra le corsie. L’AIDAA, l’Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente, si sta battendo per il gatto di reparto, un micio capace con il suo calore e la sua presenza di restituire il sorriso ad anziani e bambini malati.
La pet therapy ha, oltre ai vantaggi sull’umore, fondamentali per guarire presto, la capacità di accelerare il processo di recupero, diminuendo i tempi di degenza. Ovviamente bisognerà prendere tutte le precauzioni igienico-sanitarie del caso, prima di consentire l’accesso al gatto nelle camere e negli spazi ricreativi.
Nella proposta inviata dall’AIDAA ai direttori dei maggiori ospedali italiani si parla di escludere, come è giusto che sia, i reparti di urgenza, di rianimazione e le unità d’emergenza oltre che ovviamente la chirurgia. Per il resto via libera, dopo i dovuti controlli, ai gatti soprattutto in pediatria e geriatria, dove le lunghe degenze di soggetti emotivamente fragili come anziani e bambini necessitano del supporto psicologico di un quattro zampe.
Continua a leggere: Gatti in ospedale, pet therapy per anziani e bambini con il gatto di reparto

I cani lo sanno quando è il momento di mettere in pratica la pet therapy per essere di aiuto agli umani. L’ho sperimentato in prima persona poco tempo fa.
Per diversi motivi non riuscivo a dormire ed ero molto agitato. Daphne, la bassottina che vive con me, ha capito la situazione ed è venuta in mio soccorso: si è avvicinata a me (lei dorme sul lettone), con le zampettine ha preso una mia mano (l’ho lasciata fare che volevo vedere cosa aveva in mente), poi con il musino l’ha sistemata come diceva lei e, alla fine, si è acciambellata intorno alla mia mano. E così si è addormentata. Il suo respiro regolare e tranquillo, il senso di calda protezione e la situazione simpatica che si è venuta a create hanno fatto rilassare anche a me, che, finalmente, mi sono addormentato. Al mattino, poi, la pelosa era ancora avvolta intorno alla mia mano e, non appena io ho aperto gli occhi, lei era lì pronta a scodinzolare.
I vostri amici pelosi – cani o gatti che siano – sanno quando avete bisogno di attenzioni speciali?
Foto | Agraria
Luisa Di Biagio – addestratore ENCI, tecnico abilitato all’addestramento dei cani da Pet Therapy, psicologa e counselor esperta in attività e terapie assistite dagli animali – ha pubblicato per i tipi della Erickson un intenso libro di memorie dal titolo Una vita da regina… dei cani. Memorie e riflessioni di una persona Asperger.
La sindrome di Asperger – di cui parla, per esempio, anche Jodi Picoult nel suo romanzo Le case degli altri –
è collocata, come l’autismo, tra i Disturbi Pervasivi delle Sviluppo, e si discute tuttora se essa debba considerarsi una forma mite di autismo, o se costituisca un disturbo a sé stante. C’è chi la identifica con l’HFA (High Functionning Autism, tradotto letteralmente: autismo ad alto funzionamento) che è quella parte dello spettro autistico che riguarda i soggetti “verbali” con un buon quoziente intellettivo, e chi invece la ritiene da essa distinguibile principalmente per il più precoce sviluppo del linguaggio.
Continua a leggere: Una vita da regina... dei cani. Sindrome di Asperger e pet therapy
I nostri amici cani non aiutano solo i non vedenti. Certo, quella del cane guida è in assoluto la “professione” più conosciuta che riguarda i nostri amici quadrupedi ma non è l’unica. Sapevate che, ad esempio, i cani vengono addestrati per aiutare anche i non udenti? Vi sembra strano? provate a tapparvi le orecchie e pensate a quante cose non potete fare. Non sentireste vostro figlio che piange, non sentireste il telefono che suona, non sentireste le sirene delle ambulanze o altri segnali di emergenza e così via.
Negli USA sono già molti gli Hearing dogs e, adesso, arriveranno anche in Italia. Non servono solo ad aiutare non udenti ed audiolesi per lo scopo principale dell’addestramento ma, come al solito, sarebbero un sostegno emotivo e psicologico per il padrone, proprio come lo sono nel caso dei non vedenti e di tutte quelle persone per le quali i cani fanno la pet therapy. Quello che cambia tra cani guida e hearing dog è la dimensione. mentre per i primi è indispensabile che siano di taglia grande per poter guidare agevolmente il proprio amico bipede, per i secondi la taglia non conta, possono farlo sia i jack russel che i mastini. Se ve lo state chiedendo, riguardo al “sentire” il suono del telefono, è una cosa che riguarda solo i portatori di apparecchio acustico.

Un bassotto di nome Sparky ha imparato a capire quello che gli si dice. Nulla di particolare, penserete voi, anche il mio cane/gatto/coniglio eccetera, capisce quello che gli dico. Qui la situazione di partenza è lievemente diversa. Vi ricordate quando vi abbiamo insegnato a riconoscere i segnali che lancia il vostro cane? beh, Sparky ha fatto il percorso opposto. Il bassottino in questione è stato abbandonato ma ha avuto la fortuna di essere “adottato” da una scuola per ragazzi audiolesi del Missouri. La cosa non è casuale visto che anche Sparky è sordo.
La cosa non è stata percepita immediatamente. I primi giorni i responsabili della struttura non si erano nemmeno accorti di questo deficit uditivo del cane ma hanno intuito qualcosa quando si sono resi conto che Sparky non reagiva agli stimoli acustici. I ragazzi sordomuti, in compagnia di alcuni ragazzi del locale riformatorio impegnati in lavori socialmente utili, si sono adoperati per isegnare a Sparky ad interpretare il linguaggio dei segni. Sparky, adesso, sa rispondere esattamente a tutti i comandi che un cane normodotato conosce. Oramai conosce il “seduto”, il “no” e tanti altri comandi. Sia per i ragazzi del centro che per quelli del riformatorio Sparky è un “pet therapist” prezioso per la responsabilizzazione e per l’amore verso i diversamente abili.
Via| NY Daily News
Foto|Flickr

A dispetto di chi chiede l’accesso ai luoghi pubblici per i pets c’è chi proprio non ne vuole sentire parlare. In una scuola dell’Oregon un bambino sofferente di autismo ha dovuto lottare per avere accanto a se il proprio cane. Non è un capriccio e la cosa è finita davanti ad un giudice. Una causa durata tre lunghi anni basata tutta su un unico cavillo: Madison è un service dog e non un therapy dog. La differenza è che un cane “terapista” ha accesso in aula mentre un cane “da sostegno” no.
Scooter, come detto, soffre di autismo e accade che in alcuni momenti si faccia prendere dall’ira,e questo crea un grande problema per la socializzazione e l’apprendimento del bambino. Il giudice ha capito quanto Madison sia importante per Scooter. Il cane, un pastore tedesco, percepisce in anticipo gli stati d’ansia del suo amico e lo tocca con una zampa o con il muso facendolo così calmare. Il giudice ha capito l’importanza della presenza di Madison accanto a Scooter e ha provveduto a cancellare quel cavillo lessicale. Un fantastico esempio di Pet Therapy “preventiva”.
Via| Oregon Live
Foto| Flickr

Non si sa se sia una nuova frontiera della pet therapy o solo una trovata per far soldi ma negli Stati Uniti sembra riscuotere molto successo la figura del Reader Dog. Il “cane da lettura” non è altro che, appunto, un cane. Un semplicissimo cane che si mette li, vicino ad un bambino, e lo “ascolta” mentre legge. Questa idea ha un fondamento pedagogico ben preciso: aiutare i bambini con delle difficoltà di apprendimento a leggere anche ad alta voce. Si sa che per certi bambini leggere davanti ad un pubblico può essere un’esperienza traumatica ma con il Reader Dog, questo si risolve in una sorta di gioco.
Avete mai visto, o magari lo facevate anche voi da piccoli, un bambino leggere una storia al suo orsacchiotto di pezza? Beh, al posto di un giocattolo c’è un cane in carne ed ossa ma il meccanismo è lo stesso. Il grande vantaggio è che un cane riduce il livello di stress nel bambino mettendolo a proprio agio e, soprattutto, non ride dei suoi eventuali errori e non lo giudica se legge male. Questa nuova tecnica ha portato ad enormi risultati. Il livello di autostima nei bambini è cresciuto spingendoli anche ad interagire maggiormente con i compagni di classe anche in attività extra scolastiche.
Via| Reader dog down east
Foto| Flickr

Skeeter è un cane. Come tutti i cani, però, non è un semplice animale ma è la dimostrazione di quanto loro siano esseri, in un certo modo, superiori. Skeeter, fino a poco tempo fa era solo, affamato ed impaurito. Ha trovato la salvezza grazie al suo nuovo padrone, Pansy Willis. Lui gli ha ridato una possibilità di vivere felice e Skeeter ha deciso di ripagarlo come solo un cane è in grado di fare: con una valangata di amore. Questo amore è così grande che Skeeter ne ha per tutti, anche per gli anziani ospiti di una casa di riposo.
Pansy porta Skeeter al centro Raymore quattro volte alla settimana. Quando entra i suoi ospiti sono contenti come se un nipotino gli andasse a fare una visita a sorpresa. Il personale del centro racconta di come ci sia un ospite che ama starsene da solo e non parlare poi molto. L’arrivo di Skeeter, però, riesce a far cambiare un po’ questo stato d’animo. Lo prende sulle ginocchia e inizia a coccolarlo e, si dice, che qualcuno abbia anche intravisto un cenno di sorriso sul suo volto. La Pet therapy passa anche da queste storie, tutto per dimostrarci, se ce ne fosse bisogno, che un cane non affianca un uomo, lo completa.