Gattari da legare: Il pitbull e la gattara

cat-pitbullIl destino riserva strani scherzi: mi sono ritrovata vicina di casa di un pitbull. Non che abbia mai avuto nulla contro i cani o questa razza in particolare, ma mi sono sempre trovata a disagio, coi canidi: quando scodinzolano mi aspetto sempre un attacco, e a nulla vale ricordare a me stessa che, per i cani, è un gesto di “apprezzamento”. La mia vicina è una signora di 5 anni che, per ragioni di privacy, chiameremo Mia.

Mia ha una mania ossessiva compulsiva: ti porta ogni pezzo di legno che trova in giro, e vuole che glielo si lanci. Il giorno del mio trasloco aveva in bocca quello che io non riterrei propriamente un bastone, ma un tronco: non riuscendo a lanciarglielo perché ho difficoltà nella disciplina del lancio del peso, le lanciavo piccoli rametti. Il mattino dopo, il mio zerbino era una distesa di legnetti leggeri, portati diligentemente da Mia affinché la facessi giocare.

Mia ha un coinquilino, un gattone splendido con tre zampette: la quarta è rimasta tra le fauci di un cane. Il micione esce con circospezione in giardino, regno del pitbull, e sembra godersi particolarmente il sole quando Mia è confinata nel suo recinto: ho l’impressione di sentirlo sghignazzare, a volte. La pitbull in realtà non sembra riservargli molte attenzioni, ma il gatto ha, giustamente, un conto in sospeso coi cani.

La mia improvvisa vicinanza con un cane mi riserva molte sorprese: ad esempio, se Mia entra in casa e io le dico “fuori”, lei esce davvero. Se le dico "non abbaiare”, lei la smette. Non credevo che ci fossero animali che fanno ciò che si chiede loro di fare, è un’esperienza nuova, per me. Io ai miei gatti dico un sacco di cose, ma mi obbediscono solo quando dico “andiamo a mangiare”.

Foto | Flickr

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