Gattari da legare: La finestra sul giardino

another doorIn queste serate di primi freddi, mi capita spesso di assistere a scene inquietanti. Seduta sul divano, vedo la porta-finestra che si apre sul giardino popolarsi di figure sinistre che, dimenticandosi del pasto fatto tre ore prima, si accalcano con l'aria di fiammiferaie uscite dalle pagine di Andersen. In gruppi di cinque o sei, una appoggiata all'altra, assumono pose pietose a beneficio dell'unica spettatrice; con occhi socchiusi, stanno attente a far appannare il vetro in corrispondenza dei nasini quel tanto che basta a dimostrarmi che, miracolosamente, l'inedia e il freddo non le hanno ancora falcidiate.

A due metri da loro ci sono cucce calde e comode, ma i gatti fanno di tutto per farmelo dimenticare. La pentola dove ho lessato il loro merluzzo a mezzoggiorno è ancora nella lavastoviglie, pistola fumante a dimostrazione che la pancia ce l'hanno ancora piena ma, non so perché, riescono a farmi dimenticare anche questo. Le loro pose plastiche, l'occhio semichiuso e le loro sagome appallottolate fanno sì che la mia debole volontà ceda. Esco, e faccio mangiare di nuovo tutti: finalmente il resto della serata passerà tranquillo. Ma, dopo una ventina di minuti appena, il tableau vivant si ricompone: 5, 6 figuranti, aria affamata e zampette rattrappite dal freddo. Per fare più effetto, stavolta, mandano avanti la più piccola. Se fossi un impresario, li scritturerei tutti.

Foto | Flickr

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