Un serpente come pet, un ratto nel piatto

serpente ratto

Gli animali esotici, come i serpenti, dovrebbero rimanere nel loro habitat naturale e non popolare le nostre case. A dirlo è l'AIDAA che denuncia l'ennesima ipocrisia della lotta alla vivisezione in Italia. I topi utilizzati nei laboratori fanno pena e scatenano iniziative nobili, come la nascita di centri di recupero, destinati ad ospitare le cavie quando non sono più utili agli esperimenti.

E i ratti che finiscono tra le fauci dei serpenti nelle nostre case? Ignorati, come fossero di serie b. Non tutti sanno che in Italia stanno sorgendo dei veri e propri allevamenti intensivi: ratti che vengono cresciuti al solo scopo di alimentare i serpenti ed altri rettili che teniamo in casa.

I ratti da pasto alimentano un'industria fiorente anche online, con portali dedicati che li vendono surgelati o ancora vivi. I prezzi vanno dai 70 centesimi pagati per un topolino bianco ai 4-5 euro di un ratto taglia xxl.

Spiega Lorenzo Croce, presidente nazionale di AIDAA:

A noi interessa poco l’aspetto commerciale in sé. Quello che vogliamo denunciare è che di questi animali allevati per diventare cibo per altri animali non parla nessuno, cosi come poco si parla in verità anche degli allevamenti intensivi di ovini, bovini, polli e conigli destinati a diventare cibo per i nostri animali di casa. Certo si tratta di un filone che meriterebbe un maggiore approfondimento, certo è che è un aspetto dei diritti e della tutela degli animali fino ad oggi trascurato, sul quale in qualche modo vorremmo accendere una luce, perché se è giusto parlare di tutela degli animali d’affetto o di lotte contro la vivisezione ci pare un po' ipocrita far finta che esistono animali di serie b destinati al macello, ma anche veri e propri allevamenti di milioni di ratti bianchi uccisi o fatti mangiare vivi dai serpenti che stanno nelle teche delle case degli italiani. Dal nostro punto di vista almeno quest’ultimo aspetto sarebbe di semplice soluzione, basterebbe lasciare i serpenti e gli altri esotici nel loro habitat naturale ed il problema sarebbe risolto alla fonte.

Che ne pensate amici di Petsblog?

Via | AIDAA
Foto | Flickr

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