Filaria nel gatto: prevenzione, sintomi e cura

I gatti possono prendere la filaria, anche se la malattia è tipica del cane. Andiamo dunque a scoprire cause, sintomi, diagnosi, terapia e prevenzione della filariosi cardiopolmonare nel gatto.

Gatto su albero

La filariosi cardiopolmonare o filaria, più semplicemente, normalmente siamo abituati ad associarla ai cani e non ai gatti. Questo perché la prevalenza dell’infestazione nei gatti è nettamente più bassa e si esplica di solito in zone dove ci sono tantissime zanzare, come per esempio il veneto o le risaie del vercellese.

Il gatto non attira le zanzare come il cane, ma se di zanzare ce ne sono tantissime, ecco che allora ci può essere il salto di specie. E il guaio è che per il gatto la filaria è pericolosissima, quanto per il furetto: avendo un cuore più piccolo del cane, basta una sola filaria a causare la morte improvvisa del nostro gatto.

Ribadisco che il cane è il reservoir, il serbatoio in pratica, della filaria, mentre il gatto viene considerato un ospite occasionale. Anche perché la Dirofilaria immitis difficilmente riesce a riprodursi nel gatto, ciò significa praticamente assenza della microfilaremia.

Cause e modalità di trasmissione

Come abbiamo già detto, la causa della filariosi nel gatto è lo stesso parassita Dirofilaria immitis che infesta il cane e la modalità di trasmissione è la medesima: la zanzara infetta punge il gatto e gli trasmette le microfilarie. Perché ci sia il passaggio di specie è necessario essere in una zona endemica per la filariosi e dove siano presenti tantissime zanzare: se siete stati nelle pianure del Veneto o in una risaia di Vercelli, sapete a cosa mi riferisco.

Sintomi e diagnosi

Come anticipavamo, la filaria nel gatto è sempre da considerarsi grave a causa del fatto che il cuore è più piccolo di quello di un cane e bastano pochissime filarie per causare la morte del micio. Lo scompenso cardiopolmonare che si crea è molto grave e inoltre si ha una risposta infiammatoria molto più severa rispetto a quella del cane, con tanto i risposta immunitaria elevata.

I sintomi della filaria nel gatto sono un pochino diversi da quelli del cane, la sintomatologia spesso è grave, ma aspecifica, non chiara e immediatamente riferibile alla filariosi. Sono diversi i quadri riscontrabili:


  • forme acute o iperacute: gravi sintomi respiratori, gastroenterici, cardiovascolari o neurologici. La morte improvvisa è molto frequente. Da segnalare quella che è nota come Sindrome della Vena Cava, con dispnea, soffio cardiaco, emoglobinuria a decorso ancora più veloce che nel cane. La presenza di un quadro acuto è riferibile all’arrivo delle larve L4 nel circolo arterioso polmonare o con il tromboembolismo polmonare provocato dalla morte dei parassiti adulti
  • forme croniche: forma più rara, caratterizzata da sintomi respiratori e gastroenterici con dimagrimento e cachessia

Il guaio per la diagnosi è rappresentato da una parte dalla totale aspecificità dei sintomi e dall’altra parte dal fatto che i test ematici esistenti non sono molto sensibili nel gatto. Questo perché i test nei cani valutano gli antigeni rilasciati dalle femmine adulte in fase di produzione di larve, ma visto che nel gatto quasi mai si arriva alla produzione di larve e sono frequenti le infestazioni da soli maschi, ecco che il test dà dei falsi negativi.

I test anticorpali sono più sensibili, anche perché la risposta immunitaria nel gatto è maggiore, solo che diventano positivi anche solo in caso di contatto con il nematode, non solo quando è presente la forma adulta: qui rischiamo dei falsi positivi. Valutare la microfilaremia non serve a molto in quanto raramente si ha la presenza di micro filarie in circolo.

La radiografia del torace aiuta a sospettare la presenza della filariosi, meglio l’ecografia che ci permette di vedere le filarie adulte.

Terapia e prevenzione

Il problema con la filaria nei gatti non è solo la diagnosi, ma anche la terapia. Nel cane la terapia adulticida a base di Melarsomina è impensabile nel gatto: già nel cane alla morte del parassita sono frequenti i rischi di tromboembolismo, figuriamoci nel gatto. Anche la terapia su lungo corso a base di Ivermectina che si applica nei cani in cui la Melarsomina non si può usare, sul gatto è impossibile da effettuare, sempre per gli stessi motivi. Anche se si sta studiando la sua associazione alla Doxiciclina.

Anche la terapia chirurgica è altamente rischiosa: la vena giugulare è estremamente ridotta e quindi estrarre i parassiti senza danneggiare i vasi è impossibile. La terapia che si attua è quella di supporto in attesa che il ciclo vitale del parassita adulta finisca da solo, sperando che nel frattempo non causi danni mortali.

Per la prevenzione si utilizzano gli appositi prodotti per gatti a base di Ivermectina, Selamectin, Moxidectina o Milbemicina ossima, ce ne sono da somministrare per via orale o tramite spot on, chiedete al vostro veterinario se nella vostra zona è necessario fare profilassi o meno.

La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria.

Foto | Flickr

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