Babesiosi nel cane: cause, sintomi e terapia della Piroplasmosi

Babesia canis piroplasmosi

Oggi andiamo a parlare di una temuta malattia da zecca: la piroplasmosi o babesiosi nel cane, andando a veder cause, sintomi, diagnosi e terapia.

La piroplasmosi o babesiosi è una malattia molto conosciuta in alcune zone d’Italia e quasi sconosciuta in altre: tutto dipende dalla presenza o meno del vettore responsabile della trasmissione, le zecche. Infatti non tutte le zecche trasmettono la malattia: questo significa che se trovate una zecca attaccata sul cane, non è detto che al 100% svilupperà la malattia, ma comunque farete bene a tenerlo sotto controllo nelle settimane successive.

Cause della babesiosi e contagio


La babesiosi o piroplasmosi è provocata dai protozoi del genere Babesia canis, i famosi piroplasmi. Si presenta normalmente singolo o in coppia all’interno de globuli rossi. E’ trasmessa da zecche del genere R. sanguineus e Dermacentor reticulatus e marginatus.

Quello che succede in pratica è questo: una zecca infetta trasmette la piroplasmosi attraverso il morso. Tutti gli stadi della zecca possono trasmettere la malattia, non solo le femmine adulte. La Babesia colonizza il globulo rosso, lo distrugge e rilascia nel sangue nuovi parassiti che vanno ad infettare altri eritrociti. E’ stata poi anche documentata un’infezione per via transplacentare.

Sintomi e diagnosi della babesiosi


Nel cane la babesiosi può avere andamento iperacuto, acuto, cronico o subclinico. E tanto per complicare ulteriormente le cose, ci sono anche delle forme atipiche. Andiamo dunque a vedere i sintomi di ognuna di queste forme.

Babesiosi iperacuta



  • Anoressia

  • Letargia

  • Ematuria

  • Shock ipotensivo

  • Ipossia

  • Coma

  • Morte


Babesiosi acuta



  • Anoressia

  • Febbre

  • Letargia

  • Anemia emolitica acuta

  • Trombocitopenia

  • Aumento di volume della milza

  • Aumento di volume dei linfonodi

  • Vomito

  • Urine color Coca Cola

  • Ittero


Babesiosi cronica



  • Febbre intermittente

  • Diminuzione appetito

  • Dimagramento


Forme atipiche



  • Dispnea

  • Vomito

  • Stipsi

  • Diarrea

  • Stomatite ulcerativa

  • Ascite

  • Edema (soprattutto periorbitale, ma anche scrotale e agli arti)

  • Edema polmonare

  • CID

  • Miosite masticatoria

  • Articolazioni gonfie

  • Dolore alla schiena

  • Mialgia

  • Tremori muscolari

  • Insufficienza renale acuta

  • Convulsioni

  • Debolezza

  • Atassia


Nelle forme subcliniche di solito non si vedono sintomi, pur essendo comunque fonte di infezione. Per quanto riguarda la diagnosi, bisogna distinguerla dall’anemia emolitica immunomediata, dall’intossicazione da zinco o cipolla, dalla setticemia, dai clostridi. La diagnosi definitiva si ha o con l’evidenziazione in uno striscio di sangue dei piroplasmi (ma non sempre si trovano in circolo, quindi potrebbero esservi richiesti prelievi anche ad orari differenti) o tramite sierologia.

Terapia per la piroplasmosi


La terapia per la piroplasmosi si basa sull’iniezione di Imidocarb, seguito da terapia con antibiotici come la Doxiciclina per almeno 21 giorni, stessa terapia fra l’altro dell’Erlichia canis. Ovviamente a questa terapia bisogna associare quella di sostegno, volta a sostenere l’organismo e a curare tutti i sintomi che si possono manifestare.

Esiste anche un vaccino, ma viene fatto raramente in quanto non previene l’infezione, ma sembra solo bloccare l’evoluzione della patologia. Occhio che poi si tratta di una zoonosi: la stessa zecca se punge noi al posto del cane, può trasmetterci la malattia, anche se finora è stato documentato solo un caso di babesiosi umana causata dalle babesie degli animali da compagnia. Il problema è che le medesime zecche potrebbero trasportare anche la babesia umana. Inoltre devono prestare maggiore attenzione le persone immunodepresse.

La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria.

Foto | Fourrure

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