Gatti: perché il loro mantello ha strisce e macchie?

Gatti: perché il loro mantello ha strisce e macchie?

Un recente studio ha cercato di spiegare perché il mantello dei gatti abbia strisce e macchie: è tutta una questione di geni.

Per lungo tempo il modo in cui i gatti selvatici e le loro controparti domestiche hanno ottenuto strisce e macchie nel loro mantello è stato un mistero. Ma adesso, grazie a una ricerca effettuata da Gregory Barsh, genetista dell’HudsonAlpha Institute for Biotechnology, ecco che forse è stato svelato. In pratica è stata rivelata parte della base genetica dei disegni del mantello di molti mammiferi. Si parla di un meccanismo genetico altamente adattabile, di modifiche genetiche che sono n grado di produrre modelli diversi di mantello, dalle strisce alle macchie.

Gatti: da dove derivano strisce e macchie del mantello?

Da tempo sono state identificate le cellule annesse ai follicoli piliferi responsabili della produzione di pigmenti neri, marroni, gialli e rossi che danno la tipica colorazione del mantello dei gatti. Tuttavia quello che ancora sfuggiva era il processo di creazione del modello di colore.

Per capire ciò, dobbiamo risalire al 1952 quando Alan Turing, pioniere dell’informatica, suggerì che le molecole che si inibivano e attivavano a vicenda potevano creare schemi periodici in natura, diffondendosi nei tessuti a velocità diverse. A distanza di trent’anni, alcuni scienziati hanno deciso di applicare la sua teoria per sviluppare ipotesi su come si formassero macchie, strisce e altri modelli di colore durante lo sviluppo.

Seguendo questo schema, le molecole attivatrici non solo colorano una cellula, ma attivano anche la produzione di inibitori. Questi ultimi si diffondono più velocemente degli attivatori e possono arrivare a interrompere la produzione di pigmento. Nel 2019 questa teoria ha funzionato con alcune piante. I ricercatori hanno dimostrato che le macchie scure attivate sui petali erano circondate da tessuto non pigmentato creato dalla diffusione degli inibitori.

La stesa cosa accade nei follicoli piliferi dei topi. Tuttavia, visto che i topi non hanno macchie o strisce, il modo in cui si sviluppa la pezzatura del mantello dei felini è rimasto in gran parte misterioso.

Ed è qui che arriva la ricerca del team di Barsh. Dieci anni fa hanno rintracciato il gene Tabby: quando mutate dà ai gatti soriani macchie nere al posto delle solite strisce scure. La ricerca è andata avanti e si è così scoperto che già nei feti, a 20 giorni di età, gli embrioni mostrano un aumento dell’attività di diversi geni in aree cutanee destinate a ispessirsi brevemente prima che la stessa zona diventi permanentemente scura. Uno dei geni più attivi era il Dkk4.

Mantello gatti: come agisce il gene Dkk4?

La ricerca ha evidenziato che mutazioni che inattivano il gene Dkk4 portano alla perdita di segni distintivi in razze come l’Abissino e il Singapura, rendendo le loro macchie troppo piccole per poter essere distinte. Inoltre il gene Tabby e il Dkk4 si trovano nello stesso percorso genetico e funzionano sia nei gatti domestici che in quelli selvatici.

Il segnale Wnt, quello che crea le aree ispessite che poi diventeranno strisce scure, è un attivatore, mentre il Dkk4 è un inibitore. Nelle aree più chiare del mantello, il Dkk4, che si muove più velocemente del Wnt, spegne quest’ultimo, interrompendo la produzione di pigmento e originando le strisce.

Variazioni di colore del mantello e della cute del gatto: cause

Via | ScienceMag

Foto | Pixabay

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