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Le tartarughe possono essere portatrici di Chlamydia?

Pare che non solo le tartarughe possano essere portatrici di Chlamydia, ma che possano ospitare anche ceppi nuovi.

Le tartarughe possono essere portatrici di Chlamydia?

Fondamentalmente pare che parecchie specie di Chlamydia della famiglia delle Chlamydiaceae siano presenti nei rettili, solo che mancano studi che ne stabiliscano la presenza e frequenza nelle tartarughe. Ecco che allora lo studio dal titolo “Free-living and captive turtles and tortoises as carriers of new Chlamydia spp.” Mitura A et al. PLoS One. 2017 Sep 26; 12(9): e0185407 ha cercato di valutare la possibilità di presenza di nuovi ceppi di Chlamydia proprio nelle tartarughe e testuggini, sia domestiche che libere.

Le tartarughe possono essere serbatoio di Chlamydia?

Quello che è stato fatto è stato semplicemente prelevare alcuni tamponi faringei, cloacali e tissutali da un gruppo di tartarughe e testuggini per capire se potessero essere ospiti e serbatoio di Chlamydia. Dallo studio è emerso che la Chlamydia era presente in queste percentuali:

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[progressbar title=”tartarughe e testuggini libere” percentage=”yes” value=”18.3″]

Per quanto riguarda la capacità di eliminazione della Chlamydia, i livelli erano variabili. Il passo successivo dello studio è stato quello di sequenziare il materiale genetico delle Chlamydie trovate per poter così genotipizzarle.

Analizzando il genotipo dei campioni di RNA così ottenuti, si è visto che le Chlamydie presenti nelle tartarughe pare che appartengano a due rami:

  1. Gruppo 1: visto nelle tartarughe d’acqua dolce, correlato a ceppi di Chlamydia (C.) pneumoniae e al nuovo ceppo Candidatus (C.) sanzinia (si è stabilito che si tratta di un nuovo ceppo grazie alle analisi molecolari)
  2. Gruppo 2: visto nelle Testudo, correlato ai ceppi di C. pecorum, ma apparteneva comunque a una sottobranca differente

Cosa vuol dire?

Lo studio ha messo in luce non solo come la Chlamydia sia presente sia nelle tartarughe domestiche che in quelle selvatiche, ma anche che possono essere portatrici di nuovi ceppi. Il problema è che adesso bisognerebbe fare degli studi non solo per tipizzare meglio questi nuovi ceppi di Chlamydia, ma anche per capire se provochino malattia nelle tartarughe, se le tartarughe ne siano solo portatrici sane e se possano essere fonte di zoonosi per l’uomo e/o contagio per gli altri animali.

Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria. Ricordiamo che Petsblog non fornisce in nessun caso e per nessun motivo nomi e/o dosaggi di farmaci.

Foto | iStock

Via | PLOS ONE

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